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#Africa 2017: la ‘risk map’ del continente secondo ‘Africa e Affari’

Le incertezze legate all’andamento dei prezzi di commodities e materie prime strategiche (petrolio, gas) continueranno a rappresentare un elemento di criticità da tenere in considerazione nell’analisi delle economie africane. Come visto negli ultimi anni, se le fasi di recessione economica del mondo occidentale hanno avuto effetti limitati (ad eccezione del Sudafrica), il corso internazionale delle materie prime e l’andamento di Paesi come Cina e India hanno effetti più o meno diretti in tutte le regioni africane.

Secondo molti studi, questa instabilità macroeconomica sarà il fattore di criticità più rilevante per le economie dell’Africa orientale insieme a elementi di incertezza sulla politica interna di alcuni Paesi chiave. In generale, la regione sta cercando di emergere come porta d’ingresso commerciale degli investimenti esteri diretti; e, in effetti, i miglioramenti di governance hanno contribuito a formare un ambiente più favorevole per gli affari. Scendendo a un’analisi più dettagliata, il gruppo di analisi della Control Risks Group Holdings prevede forme di instabilità a livello locale per alcune parti del Kenya, dove si andrà alle elezioni ma dove si prevede la riaffermazione del Jubilee Party. In Etiopia, sostiene la stessa fonte, la coalizione al potere (il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope, Eprdf) dovrebbe essere in grado di mantenere il controllo della situazione esercitando pressioni sull’opposizione e aprendo a limitate riforme economiche e politiche. Il Sudan è vicino a portare a soluzione l’annosa questione del Darfur, ma le sue potenzialità restano gravate dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In Burundi, Pierre Nkurunziza sembra essere riuscito finora a mantenere ben saldo il controllo rintuzzando l’opposizione e respingendo le pressioni internazionali. La Somalia e il Sud Sudan restano i due Paesi più deboli: in Somalia, il conflitto è ormai endemico, il ritiro delle truppe etiopiche potrebbe determinare sviluppi nuovi; in Sud Sudan, le rivalità interne potrebbero riaccendersi a scapito di un quadro umanitario già difficile. Scendendo a sud, in Africa australe, è il Mozambico il Paese che resta sotto i riflettori. Sul piano macroeconomico, il Paese risente delle ripercussioni dei debiti che aveva nascosto alla comunità internazionale – e che sono costati la sospensione di diversi programmi di sostegno – e del basso corso dei prezzi delle materie prime. All’orizzonte, ci sono i grandi investimenti promessi per gli enormi giacimenti di gas situati nell’offshore settentrionale, ma c’è anche una situazione politica e di sicurezza interna che continua a risentire del ‘conflitto’ a bassa tensione tra Frelimo (al governo) e Renamo (all’opposizione). Tensioni sociali, più che politiche, potrebbero interessare l’Angola: il secondo esportatore di greggio a livello continentale sta pagando cara la mancata diversificazione della propria economia e si trova di fronte a un prossimo cambio generazionale al potere che potrebbe vedere la luce già nel corso del 2017. Da tenere d’occhio lo Zimbabwe. Robert Mugabe, benché in salute, resta un capo di Stato ultranovantenne accerchiato da alleati ed ex alleati che si stanno disputando la successione. Qualunque cambiamento in Zimbabwe, potrebbe riaprire il Paese agli investimenti internazionali, ora chiusi da ingerenze occidentali.

Per approfondire:

covergennaio2017

 



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