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    L’Africa di Fidel

    Quando ancora in Italia e in altre parti del mondo si discuteva di come aiutare i tre Paesi dell’Africa occidentale colpiti da una devastante epidemia di ebola, Cuba rispose agli appelli della comunità internazionale inviando circa 500 medici. Un aiuto immediato e generoso, ultimo tangibile segnale di una vicinanza e di un interesse all’Africa che Fidel Castro – scomparso lo scorso 25 novembre – aveva espresso in più modi nel corso dei decenni.

    Prima l’impegno militare e politico, nell’epoca della Guerra fredda, con l’invio di contingenti militari in Congo, Etiopia, Angola, Mozambico sempre a sostegno dei movimenti rivoluzionari. Poi l’impegno umanitario e di sostegno allo sviluppo che non è mai venuto meno e che è di certo un esempio per molti Stati anche più grandi e con più mezzi di Cuba. Citiamo i dati di ‘Granma’, il giornale del partito comunista di Cuba, raccolti dai nostri amici della ‘Rivista Africa’. Secondo questa fonte attualmente lavorano ancora in Africa 5000 cubani: 2442 sono nella sanità, 247 nell’educazione, 82 nel settore tecnico, 72 nell’edilizia civile. I Paesi africani con il maggior numero di cooperanti cubani, alla fine del primo trimestre di quest’anno, erano Angola (2742), Algeria (905), Guinea Equatoriale (507), Mozambico (389), Sudafrica (329), Gambia (114), Namibia (113) e, con meno di cento, Botswana, Gabon, Congo, Capo Verde, Guinea Bissau, Burkina Faso, Zimbabwe, Repubblica Araba Saharawi Democratica, Eritrea, Etiopia, Tanzania.



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