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Al via conferenza sul clima a Marrakech, si tenta di passare dalle parole ai fatti

“Un’opportunità di far arrivare la voce dei Paesi più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici, in particolare i Paesi africani e gli Stati insulari, per agire con urgenza   di fronte a queste sfide legate alla stabilità e alla sicurezza”: così  il ministro degli Esteri marocchino Salaheddine Mezouar presenta la 22ima sessione della Conferenza Onu sul clima – COP 22 – apertasi ieri a Marrakech sotto la presidenza del Marocco, che succede alla Francia. Fino al 18 novembre i rappresentanti dei 197 firmatati dell’Accordo di Parigi sul clima cercheranno di arrivare a compromessi per passare  dalle parole ai fatti. L’accordo di Parigi del 12 dicembre 2015 è ufficialmente entrato in vigore il 4 novembre scorso,  essendo stato ratificato da oltre 55 Paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che rappresentano il 55% delle emissioni globali di gas serra. Nella fitta agenda della COP22, correlata di numerose iniziative a margine, figurano negoziati sui provvedimenti promessi dai Paesi più ricchi e più inquinanti ai Paesi in via di sviluppo, che stano subendo molti effetti negativi del surriscaldamento globale. Nel “villaggio COP22” di Bab Ighli, una sorta di tendopoli contemporanea realizzata appositamente per ospitare la conferenza, sono attesi nei prossimi giorni decine di capi di Stato e di governo e alti rappresentanti internazionali. Un vertice speciale dedicato all’Africa dovrebbe tenersi sotto la guida del presidente Mohammed VI, che ha messo l’Africa sub-sahariana in cima alle sue priorità e cerca la riammissione in se no all’Unione Africana. Secondo gli analisti dello studio Verisk Maplecroft, sette dei 10 Paesi più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici sono africani, e sono l’Etiopia, l’Eritrea, il Sudan del Sud, il Ciad, il Centrafrica, la Nigeria e la Sierra Leone. [CC]© Riproduzione riservata

Per approfondire:

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