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Ascoltiamo l’Africa che racconta se stessa

Un numero ricco questo che leggerete. Ricco anche perché in qualche modo registra l’attività dell’Italia in Africa ed è un fatto che tale attività sta crescendo. Lo scorso maggio – e ne diamo conto con un lungo articolo di analisi nella sezione Equilibri – Roma ha ospitato il primo vertice ministeriale Italia-Africa, occasione importante e preziosa per portare avanti il discorso avviato in precedenza con le visite in Africa del capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Renzi. Quel che è mancato nell’incontro romano è stata la presenza delle piccole e medie imprese: fatto notato dai ministri degli Esteri africani ma che comunque non ha pregiudicato la riuscita dell’iniziativa. I dirigenti africani hanno chiesto concretezza e questa è la prossima tappa da raggiungere. Dal nostro punto di osservazione quel che vediamo è una crescita numerica dei forum e dei momenti di formazione dedicati a chi vuole fare business e avviare investimenti in Africa. La strada è giusta. L’altro tassello è quello più fumoso che porta al cosiddetto Sistema Paese, e anche in questo caso stanno aumentando consapevolezza delle risorse a disposizione – nel bene e nel male – e
sinergie.
Per far passare una narrativa diversa dell’Africa, rispetto a quella ancora imperante e stereotipata dei media generalisti, Internationalia – la casa editrice di questo mensile e dell’agenzia stampa InfoAfrica – è tra i promotori
del Roma Africa Film Festival. Dell’edizione di quest’anno – dal 13 al 16 luglio alla Casa del Cinema di Villa Borghese – scriviamo nella sezione Sviluppo. Il cinema sarà, come lo scorso anno, lo strumento per consentire all’Africa di raccontare se stessa di fronte a una platea non africana. E ancora, sempre nel segno di questa
voglia di parlare di Africa, si colloca l’accordo di cooperazione che Internationalia ha firmato con Agi, di cui
diamo qualche dettaglio nel box in basso. Un accordo importante perché grazie a esso alcune notizie di InfoAfrica
saranno diffuse ogni giorno anche attraverso i canali di un’agenzia nazionale come è Agi.
Per chiudere, consigliamo di leggere, nella sezione Equilibri, l’intervista al ministro degli Esteri sudanese Ibrahim
Ghandour. La sua è l’interpretazione corrente che le dirigenze africane hanno della Corte penale internazionale
ovvero di uno strumento che ha quanto meno il sapore del neocolonialismo.
È certamente una visione di parte, ma è una visione non solo sudanese di cui bisogna tener conto nella lettura dei
fatti di cronaca e nella formulazione di analisi.



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