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    Viva l’Italia in Africa…..ma dov’è finito l’Isiao?

    Dopo i viaggi di Renzi e Mattarella in Africa, Roma ospiterà il 18 maggio un vertice ministeriale Italia-Africa che vedrà la partecipazione di almeno una trentina di delegazioni africane.
    L’Africa che chiede di essere ascoltata verrà in Italia con l’idea di trovare un Paese pronto a rispondere ad alcune
    esigenze del continente; un continente che ha la voglia ma anche l’esigenza di crescere in fretta per affrontare tante
    sfide, tra cui quella impellente dettata dall’impetuosa crescita demografica.
    Sviluppo è la parola d’ordine per gli africani. Crederci deve essere quella per gli italiani. Fatti i viaggi, aperti
    canali di comunicazione mai visti in passato, organizzate missioni di sistema, ora si deve assolutamente evitare l’errore di crederci a metà, perché sarebbe come non crederci affatto.
    Di recente siamo stati ad Amburgo per un vertice Germania-Africa dedicato al settore energetico. Al di là
    delle doti organizzative dei tedeschi, abbiamo notato i fondi messi a disposizione.
    Ecco, avremmo voluto vedere uno sforzo economico in più in modo da consentire un ritorno maggiore per
    un’iniziativa che riteniamo più che importante. Tuttavia, guardando al bicchiere mezzo pieno, non possiamo che
    essere soddisfatti. Dalle pagine di questo mensile e dai lanci con cui su
    InfoAfrica ogni giorno ‘rendicontiamo’ l’Africa che cresce e si sviluppa, abbiamo auspicato e in qualche modo
    preparato il terreno perché la relazione tra Italia e Africa passasse anche attraverso consessi di questo tipo.
    Ma il riavvicinamento tra Italia e Africa deve passare anche attraverso la cultura e la memoria. È per questo
    motivo che rilanciamo un appello per la riapertura della biblioteca e dell’archivio dell’Istituto per l’Africa e l’Oriente
    (Isiao) rivolto al ministro degli Esteri e al ministro per i Beni culturali dall’Associazione per gli studi africani
    in Italia. ‘Africa e Affari’ condivide l’appello per il recupero di una struttura chiusa da quattro anni, perché il ministero
    degli Esteri riveda l’intenzione di privatizzare la gestione del patrimonio storico, documentario e artistico
    dell’Isiao; perché venga creato un istituto che si interessi scientificamente degli studi africani, gestisca gli strumenti
    di conoscenza e gli archivi legati alla nostra storia e alla storia africana e mantenga l’integrità del patrimonio
    storico e documentario dell’Isiao; perché la biblioteca e gli archivi vengano riaperti al più presto e tornino a essere
    un centro vivente e palpitante di conoscenza e di studio.



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