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    Ecco l’Italia che vogliamo in Africa

    Ghana, Nigeria e Senegal per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, al suo terzo viaggio in Africa subsahariana lo scorso febbraio. Etiopia e Camerun per il capo dello Stato Sergio Mattarella. Questa è anche l’Italia che vogliamo vedere nel continente: un’Italia che si presenti con il massimo peso istituzionale a sostegno di relazioni sempre più forti con la sponda sud, ben oltre i limiti imposti dal deserto del Sahara e oramai anacronistici.

    Questi limiti non possono più giustificare la generale ignoranza sul continente africano, sulle dinamiche di un gruppo di 55 paesi che avrà un peso crescente sotto tutti i punti di vista, a partire da quello demografico ed economico. L’Africa del futuro peserà di più nei consessi internazionali e può oggi rappresentare una risposta, seppur parziale, alle esigenze economiche della nostra Italia. E non soltanto.

    A patto però che lo sviluppo economico si sposi con l’esigenza vitale per le stesse giovani democrazie africane di una crescita condivisa oltre che sostenibile. L’epoca delle élite che si arricchiscono ai danni del resto della popolazione non è finita ma è destinata a finire. A buttarla giù saranno la maggiore consapevolezza e formazione di popolazioni giovani che contrariamente al passato hanno coscienza della loro dimensione politica e sono connessi ovvero informati.

    Anche l’informazione dunque avrà e ha già in realtà un peso fondamentale nella diffusione di questa coscienza, supportata da tecnologie che stanno consentendo all’Africa di recuperare il tempo perduto, saltando alcune tappe dello sviluppo così come è stato interpretato nel Nord del mondo. Se le energie rinnovabili stanno portando energia nei villaggi senza la necessità di creare prima reti di distribuzione nazionali, lo stesso sta avvenendo con l’informazione e una lunga serie di servizi ormai veicolati attraverso i telefonini. E basta andare in un qualunque paese africano per notare come le reti di telefonia mobile stiano svolgendo questa funzione.

    L’Italia deve cogliere un tale momento storico, per sviluppare le sue relazioni oltre il bacino del Mediterraneo. Le nostre imprese lo hanno capito da tempo, pur muovendosi in ordine sparso. Ora è tempo che si muova il cosiddetto Sistema paese all’interno del quale poniamo i viaggi di Renzi e Mattarella, insieme a quelli meno rilanciati dalla stampa generalista ma pur sempre importanti che vedono protagonisti ministri, sottosegretari, funzionari e tecnici.

    L’Italia può dare tanto all’Africa, ma l’Africa può fare altrettanto con l’Italia: che sia il sostegno alla candidatura di Roma al Consiglio di sicurezza dell’Onu o sia la creazione di un rapporto economico di reciproco interesse e beneficio.



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