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    Forum Acqua: Intervista all’AICS, “L’Italia intende fornire valore aggiunto”

     Nella capitale senegalese con un padiglione che sta ospitando diverse iniziative, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) sta partecipando al Forum mondiale dell’acqua con l’idea di avviare un percorso nuovo, più integrato, in un ambito in cui da sempre ha operato. Lo sottolinea Emilio Ciarlo, direttore relazione esterne dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), intervistato da Africa e Affari.

    Cosa sta facendo attualmente Aics nel campo dell’acqua?

    “La Cooperazione italiana ha progetti per 300 milioni di euro in tutto il mondo sul tema dell’acqua e in tutti i settori perché quando si parla di acqua si parla di sanità, di città, di accesso all’acqua, di agricoltura, di ambiente. L’acqua è un fil rouge che collega tutti gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e quindi è un elemento molto importante. Per l’Italia è ancora più importante essere oggi a Dakar, al World Water Forum 2022, perché è un percorso che noi dobbiamo avviare come Cooperazione e come Sistema italiano per entrare nel dibattito internazionale relativo alla risorsa acqua. In questo Forum siamo presenti con un padiglione molto importante, molto grande e visitato, presentando diversi progetti, ma è l’avvio di un percorso che ci vedrà presenti nel World Water Council dove abbiamo intenzione di entrare, e ci vedrà presenti negli appuntamenti delle Nazioni Unite dei prossimi anni. Sull’acqua l’Italia nel suo insieme può dare un valore aggiunto”.

    Perché?

    “Per secoli l’Italia ha dovuto confrontarsi con sfide diverse: le insidie del mare, la gestione dei fiumi, l’abbondanza di acqua nelle regioni del nord e l’aridità nelle zone del sud, la gestione dei bacini idrografici. Questo ci ha portato a sviluppare eccellenze che dobbiamo cercare di ‘esportare’ in tutto il mondo”.

    Al Forum di Dakar ci sono anche imprese italiane.

    “L’acqua è un settore in cui proprio per questa presenza di eccellenze si possono creare sinergie con il settore privato. Si pensi solo che il cambiamento climatico creerà la necessità di trasformare e adattare tanti aspetti non solo legati ai temi della desertificazione, non solo relativi alla gestione delle acque nel caso di eventi catastrofici, ma anche ad esempio all’innalzamento dei mari. Tutto questo comporta uno sforzo di trasformazione delle aziende con opportunità inevitabili. Perché saranno chiamate a trasformare in maniera sostenibile il mondo, a rendere più resilienti i nostri territori”.

    Siamo nel Sahel, il Senegal confina con Paesi che soffrono la siccità e allo stesso tempo stanno sperimentando un aumento consistente della popolazione. Quasi inevitabili appaiono in prospettiva nuovi flussi migratori.

    “Proprio il tema della migrazione legato all’acqua, è stato il tema chiesto all’Italia, ad Aics, di coordinare all’interno di una particolare sessione del World Water Forum. Una richiesta fatta perché abbiamo un’attenzione non solo all’acqua ma anche ai temi delle migrazioni. Il lavoro che si sta facendo nel Sahel è di squadra. Deve esserlo ancora di più, deve essere più integrato, perché c’è una richiesta di presenza sul territorio di varia natura che l’Italia può garantire. Quindi lo sforzo deve essere di un impegno essenziale che può essere molto migliorato. Credo che questo sia per esempio uno dei temi che possiamo affrontare in Coopera, la Conferenza nazionale sulla cooperazione che avremo a giugno. Integrare sempre di più il Sistema Italia anche come risposta politica a 360 gradi è importante. E forse si potrebbe cominciare proprio dal Sahel”. [Dal nostro inviato a Dakar]© Riproduzione riservata



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