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Diplomazia per l’Italia: ripensare l’approccio con l’Africa per una vera partnership

Ridefinizione degli interessi nazionali, nel rispetto di linee guida che hanno visto una coerenza andata avanti per 70 anni, oltre i governi e i colori politici; individuando e affrontando i fattori di crisi, nell’area mediterranea e in altre zone, ma valorizzando anche le spinte positive che stanno arrivando, in particolare dall’Africa subsahariana. Questo uno dei messaggi emersi all’apertura, oggi alla Farnesina a Roma, dell’XI Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.

Centrata sul tema ‘Diplomazia per l’Italia’, l’iniziativa – ha detto Michele Valensise, segretario generale del ministero degli Affari Esteri – evidenzia ancora una volta come la diplomazia è “uno strumento antico, le cui funzioni sono più che mai attuali”. Sicurezza, economia, vita quotidiana dei cittadini sono al centro delle attenzioni di una rete diplomatica che oggi può contare su 123 ambasciatori e otto rappresentanti permanenti, oltre al resto del personale diplomatico e amministrativo.

Una rete, ha ricordato ancora il segretario generale della Farnesina, che ha razionalizzato e fatto uso delle tecnologie per rispondere da una parte alle crescenti esigenze del sistema paese e dall’altra parte per bilanciare la riduzione delle risorse a disposizione.

Uno sforzo riconosciuto e valorizzato nelle parole del capo dello Stato, Sergio Mattarella, secondo cui costruire un “nuovo ordine mondiale, è un’opera paziente (…) così come è dovere di tutti noi ridefinire il profilo dell’interesse nazionale”. Mattarella ha ricordato i fenomeni migratori, le sofferenze dei profughi e il dovere dell’assistenza umanitaria. Ha allo stesso tempo invitato a guardare il continente africano con occhi diversi: “In un’ottica di lungo periodo, va ripensato anche l’approccio europeo verso l’Africa: questo grande Continente può diventare e diventerà, sempre di più, un partner con cui cooperare e condividere strategie e responsabilità, piuttosto che un semplice destinatario di politiche e aiuti altrui. La conferenza che l’11 e il 12 novembre prossimi riunirà a La Valletta i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, dei Processi di Khartoum e Rabat, nonché la Commissione dell’Unione Africana e dell’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) rappresenta una formula utile e interessante per tentare un percorso più efficace”. Diversi i riferimenti fatti dal capo dello Stato alle situazioni di crisi rappresentate dalla Libia e dalla presenza di Isis che strumentalizza l’islam a fini di potere. “Allo stesso tempo – ha aggiunto – dobbiamo respingere l’islamofobia e le narrazioni di scontro di civiltà. Abbiamo bisogno di un patto di civiltà con l’islam che la storia ha già conosciuto”.

Una politica estera al passo con i tempi

Dell’esigenza di una revisione strategica della politica estera italiana ha parlato il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, secondo cui molto dovrà passare dal rilancio dell’ideale e del progetto europeo. “In gioco – ha detto Gentiloni – ci sono le grandi sfide contemporanee” che riportano anche ai temi dell’immigrazione e della sicurezza nel bacino del Mediterraneo. Gentiloni ha fatto in particolare riferimento ai negoziati in corso in Libia, paese legato intimamente e storicamente all’Italia, alla necessità di stabilizzare Tunisia e Libano e alla lotta contro l’Isis. “Una sfida anche culturale” ha aggiunto in riferimento al gruppo jihadista che dovrà coinvolgere la comunità musulmana.

Parlando di Africa, Gentiloni ha affermato che non si può più parlare di “un continente perduto, ma di un continente sospeso”. Un continente in cui, accanto a situazioni ancora critiche – pandemie, conflitti, disuguagliaze e povertà – esistono realtà nazionali che fanno segnare progressi economici significativi, grandi investimenti in infrastrutture, processi politici positivi.

“Oggi – ha concluso Gentiloni – la politica estera ci cambia la vita (…) altri paesi con cui ci paragoniamo dispongono di risorse doppie o triple per la politica estera, sulla strada di un semplice ridimensionamento non si va lontano (…) Oggi più che mai c’è bisogno di diplomazia e l’Italia in molti contesti è chiamata a prendere l’iniziativa”.



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