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Africa: Unione Africana, “rimesse come motore di sviluppo economico”

AFRICA – Le rimesse come motore dello sviluppo economico in Africa o come uno dei motori di questo sviluppo. A sottolinearlo in un’intervista pubblicata da ‘Africa e Affari’  nel numero di Marzo 2015 dedicato alle rimesse è stato il direttore della Commissione per gli affari sociali dell’Unione Africana, Olawale Maiyegun. Ripubblichiamo la prima parte dell’intervista in occasione del Convegno sul ruolo della Diaspora Africana che si tiene oggi al Ministero degli Esteri.

Le rimesse rappresentano per l’Africa una fonte di finanziamento in costante crescita e con un immenso potenziale. Che effetto può avere questo flusso di denaro sulla crescita economica?

È vero, le rimesse sono in continuo aumento e sono diventate una fonte fondamentale per il finanziamento dello sviluppo in Africa. Si registrano poi trasferimenti di denaro anche dall’interno dello stesso continente, da un paese verso l’altro, il che è a mio avviso una delle tante dimostrazioni della progressiva integrazione economica tra i paesi dell’Africa. Le migrazioni sostengono le economie più avanzate attraverso la fornitura di forza lavoro e, grazie alle rimesse, generano un movimento virtuoso di capitali di cui beneficiano anche altre economie. Inoltre, le rimesse sono cruciali per la disponibilità di valuta straniera, che solitamente sostiene il commercio internazionale e migliora la bilancia dei pagamenti dei singoli paesi. Per comprendere meglio, basti sottolineare che in alcuni paesi dell’Africa le rimesse rappresentano più del 40% del valore delle esportazioni e quote percentuali molto importanti rispetto all’intero prodotto interno lordo nazionale.

I dati della Banca Mondiale mostrano come negli ultimi anni il denaro inviato nel continente dalla diaspora africana sia maggiore rispetto ai cosiddetti aiuti pubblici allo sviluppo. Qual è la differenza tra questi due flussi di denaro e quale ritiene sia più efficace e meglio mirato?

Le stime della Banca Mondiale parlano di circa 62 miliardi di dollari inviati verso l’Africa come rimesse nel 2014. Si tratta di una cifra molto più alta di quanto i paesi dell’Africa abbiano ricevuto nello stesso anno per lo sviluppo. Guardando al valore nominale delle rimesse e degli aiuti allo sviluppo, è evidente che le economie africane stiano beneficiando molto più delle rimesse. A mio avviso, l’attuale trend della crescita economica dimostra che l’Africa sta utilizzando meglio le risorse interne per favorire lo sviluppo socioeconomico, mantenendo al tempo stesso la propria sovranità. In questo senso vale la pena ricordare che l’Unione Africana considera la diaspora come la sesta regione del continente, il che significa che le rimesse sono una fonte propria di finanziamento dell’Africa. Vorrei ricordare che gli aiuti allo sviluppo vengono trattati dai governo riceventi e attualmente questi stessi governi ne stanno facendo un utilizzo più efficiente. Le rimesse, invece, essendo un trasferimento privato di denaro, vengono di solito impiegate dalle famiglie beneficiarie a livello domestico in modo molto tradizionale, ma sono comunque un’ancora di salvezza per il sostentamento di molte famiglie e contribuiscono agli sforzi di sviluppo umano.

Che cosa finanziano in genere le rimesse? Ed esiste un loro importo medio?

Di solito le rimesse servono per pagare il cibo, i servizi sanitari e le spese per l’istruzione, talvolta vengono messe da parte come risparmi e investite per finanziare imprese su piccola scala. Per quanto riguarda l’importo medio inviato, generalmente dai migranti nei paesi sviluppati giugono quantità maggiori di denaro, mentre chi migra da un paese africano all’altro invia quantità relativamente più piccole. Gli stessi studi, a proposito della migrazione interna al continente, rilevano come da questa provenga il 20% del valore totale delle rimesse, percentuale generata da più del 50% dei migranti. L’importo medio inviato, secondo gli studi condotti dalla Banca Mondiale, è compreso tra i 100 e i 200 dollari al mese.

L’alto costo delle spese per inviare le rimesse a casa viene spesso considerato come uno dei problemi più grandi dai migranti che vivono all’estero. Quale potrebbe essere una soluzione a questo problema?

È vero, il costo medio dei trasferimenti verso l’Africa è molto più alto (11%) della media globale (8%). Il costo dei trasferimenti all’interno del continente è ancora più alto, oscillando tra una media del 15 e il 20%. La ragione di tutto ciò è la sostanziale assenza di una reale concorrenza in questo settore; più del 60% di tutte le rimesse verso l’Africa sono infatti effettuate soltanto da due operatori di money transfer, Western Union e MoneyGram.

Al di là del costo delle commissioni, quali sono gli altri problemi che affliggono oggi il mercato del trasferimento di denaro in Africa?

I problemi principali derivano dall’assenza di concorrenza e da regolamenti stringenti, che permettono soltanto agli istituti bancari commerciali di impegnarsi in transazioni in valuta estera. Un altro problema è la scarsità dei punti di distribuzione, soprattutto nelle aree rurali dell’Africa. Soltanto le filiali delle banche – che di solito si trovano nelle grandi città – possono pagare le rimesse, mentre esisterebbero molti istituti di microfinanza e uffici postali nelle prossimità dei destinatari. In molti paesi africani esistono ancora accordi esclusivi con un determinato operatore di money transfer; quasi nessun paese consente le rimesse in uscita, il che credo rappresenti anche una delle conseguenze degli alti costi di trasferimento (margini di cambio) poiché si tratta di operazioni a senso unico realizzate dagli operatori di money transfer. Come risultato di questi problemi di regolamentazione, le rimesse che hanno origine in Africa (soprattutto dal Sudafrica, dalla Tanzania e dal Ghana) sono generalmente realizzate dalle banche commerciali, con costi di trasferimento ancora più elevati compresi tra il 19 e il 26%: in breve, le banche utilizzano il sistema dei bonifici (che dovrebbero essere destinati ai trasferimenti aziendali) per inviare anche le rimesse. L’Africa dovrebbe fare molto di più per riuscire a massimizzare i benefici derivanti dalle innovazioni tecnologiche e dai sistemi di trasferimento di denaro mobili, come per esempio il sistema M-Pesa, per diminuire il costo di bonifici transfrontalieri.

Nel 2013 l’Unione Africana ha creato l’Istituto africano per le rimesse (Air). Può spiegare quale dovrebbe essere il senso e il ruolo di questo istituto?

L’Unione Africana e i suoi Stati membri hanno riconosciuto che le rimesse, se ben sfruttate e formalizzate, potrebbero contribuire in modo significativo alla crescita e allo sviluppo socioeconomico dell’intero continente. In linea con questo principio, l’Assemblea dei capi di di Stato e di governo dell’Unione Africana ha approvato la creazione dell’Istituto africano per le rimesse (Air) e il Consiglio esecutivo ha scelto Nairobi in Kenya come sede dell’organismo. Al momento sono in corso i preparativi per renderlo al più presto operativo. La missione dell’Air è quella di lavorare esclusivamente nell’area delle rimesse, rafforzando la concorrenza di mercato per rendere il trasferimento delle rimesse verso e all’interno dell’Africa più economico, più sicuro, più veloce e più facile, così da massimizzare il loro impatto sullo sviluppo economico e sociale dei paesi africani. Gli obiettivi dell’istituto sono: migliorare la rilevazione statistica dei flussi delle rimesse; migliorare il quadro normativo, in modo da renderlo più compatibile con il fenomeno delle rimesse; ridurre i costi di transazione delle rimesse verso e all’interno dell’Africa; sfruttare il potenziale impatto delle rimesse sullo sviluppo economico e sociale. In questo senso, l’istituto si propone di essere il punto focale per tutte le questioni legate alle rimesse africane, diventare un centro di eccellenza per quanto riguarda la ricerca sulle rimesse, grazie anche al sostegno e all’impegno del settore privato, nonché essere un hub attraverso il quale fornire assistenza tecnica e potenziamento delle capacità di organizzazioni quali le banche centrali, i ministeri, le banche commerciali e le istituzioni finanziarie non bancarie degli Stati membri dell’Unione.

Per approfondire:

Rimesse o investimenti? Un flusso di oltre 60 miliardi di dollari che ogni anno raggiunge l'Africa sub-Sahariana

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