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Kenya: attacco a Garissa, si temono 300 morti. Taglia sul presunto organizzatore

KENYA – Conta 147 morti, e 79 feriti, il bilancio ufficiale confermato dalle autorità keniane dell’attacco condotto ieri da un gruppo di uomini armati contro il Garissa University College, un istituto scolastico nel nord est del paese che ospita 815 studenti.

Secondo fonti “degne di fede” citate da alcuni dei principali media keniani, però, il bilancio reale dell’attacco potrebbe sfiorare le 300 vittime. Il principale quotidiano nazionale, il Daily Nation, stamani scrive che circa 500 studenti sono stati tratti in salvo, mentre sono almeno 166 quelli di cui non si hanno notizie precise o che mancano all’appello.

Secondo le ricostruzioni in circolazione – che, a 24 ore di distanza, restano ancora confuse – gli assalitori sarebbero entrati nella struttura dopo aver ucciso alcune le due guardie all’ingresso. Da allora avrebbero iniziato ad aprire il fuoco indiscriminatamente contro tutti coloro che avevano a tiro.

L’attacco sarebbe stato rivendicato dal gruppo armato antigovernativo somalo Al Shabab, autore di numerose azioni in Kenya in risposta all’intervento dell’esercito keniano in territorio somalo a fianco del governo di transizione e di alcuni influenti gruppi di potere del Sud della Somalia.

Non trovano alcun riscontro al momento le informazioni in circolazione su alcuni media italiani relative a un accanimento particolare nei confronti di giovani studenti di fede cristiana.

Sia le ricostruzioni dei media keniani sia quelle dell’autorità, a cominciare dal capo della polizia, Jospeh Boinnet, hanno sottolineato che “una volta nel compound dell’Istituto gli assalitori hanno sparato indiscriminatamente”.

In conseguenza dell’attacco, ieri le autorità keniane hanno decretato un coprifuoco notturno (dal tramonto all’alba) nelle quattro regioni che confinano con la somalia (Mandera, Wajir, Garissa e Tana River) chiedendo a tutti di restare in casa.

Non è ancora chiaro da quante persone fosse composto il commando che ha condotto l’attacco, né risulta chiaro il numero dei presunti assalitori uccisi o fermati dalle forze di sicurezza.

Il Daily Nation, nella sua edizione online, riferisce che ancora ieri sera colpi di armi da fuoco risuonavano nel compound scolastico.

Secondo i media keniani, i servizi segreti nazionali avevano ricevuto informazioni riguardo a un possibile attacco contro Università, come conferma la nota inviata dall’Università di Nairobi il 25 marzo scorso ai propri studenti nella quale si chiedeva la massima vigilanza citando informazioni di intelligence.

Solo qualche giorno fa anche l’Inghilterra aveva elevato il livello di allarme sul Kenya, invitando i propri connazionali a non recarsi in Kenya a causa di minacce alla sicurezza.

Le autorità keniane, intanto, sembrano certe che la mente dell’attacco sia Mohamed Mohamud, conosciuto anche con i nomi di Dulyadin e/o Gamadhere. Sull’uomo, che era un ex-insegnate e preside della scuola coranica di Najah proprio a Garissa, è stata posta una taglia di 20 milioni di scellini keniani. Secondo le autorità, che hanno perso le tracce dell’uomo dal dicembre 2014, Mohamed Mohamud sarebbe stato il comandante del gruppo di Shebab che recentemente ha ucciso 58 keniani a Mandera.



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