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Libia: combattimenti a Tripoli, un manuale ‘svela’ la strategia militare di Isis

LIBIA – Colloqui in Marocco, combattimenti a Tripoli. Mentre i due schieramenti che si contendono il governo della Libia si scontrano militarmente e allo stesso tempo dialogano sotto l’egida dell’Onu, la situazione resta più che instabile, appesantita dalla morte di leader come Salah al-Burki, un comandante di Fajr Libia – lo schieramento di Misurata che sostiene il governo di Tripoli non riconosciuto dalla comunità internazionale – e dalla presenza dell’Isis.

Su quest’ultima in realtà circolano notizie difficili da confermare. Secondo alcune stime contenute in un rapporto del Dipartimento di Stato americano, gli jihadisti arruolati dall’Isis in Libia sarebbero tra i 1000 e i 3000, con alcune centinaia provenienti dai teatri di guerra di Siria e Iraq; almeno 800 sarebbero inoltre quelli di stanza a Derna, considerata roccaforte islamista.

Ad avvalorare l’idea che l’Isis stia alzando la posta in palio e stia seguendo ben precise strategie, secondo alcuni osservatori sono anche le modalità applicate di recente nell’attacco compiuto contro il campo petrolifero di Ghani, situato a circa 700 chilometri a sud-est di Tripoli.

Ghani era gestito dalla società canadese Suncor Energy in virtù di un accordo trentennale del valore di 5 miliardi di dollari sottoscritto nel 2008 con l’allora governo di Muammar Gheddafi. Secondo un manuale operativo di cui è venuto in possesso il WSJ Frontiers, il manuale è stato lo strumento operativo utilizzato per pianificare e quindi condurre l’attacco.

A Ghani, gli aggressori sono arrivati con il volto coperto a bordo di pickup intorno alle 12. Il piccolo gruppo di guardie non era in grado di competere con le decine di combattenti in tenuta kaki che hanno attaccato la struttura. Il modo in cui l’attacco è stato condotto corrisponde alle lineeguida del manuale che avrebbe fatto da base all’attacco del 2013 contro In Amenas, in Algeria. A In Amenas, gli aggressori avevano usato Gps e Google Earth, e avevano complici all’interno a conoscenza dell’esatta posizione dei lavoratori stranieri. Nel manuale si fa inoltre riferimento alla necessità di portare missili terra-aria per neutralizzare eventuali elicotteri.

I sopravvissuti all’attacco di Ghani hanno riferito di veicoli che montavano missili anti-aerea, di esplisivi piazzati per far esplodere la control room e la centrale elettrica del campo (a scopo di sabotaggio) e di un minibus su cui sono stati poi fatti salire i nove lavoratori stranieri presi in ostaggio, probabilmente per negoziare dei riscatti. Inoltre, mentre l’attacco era ancora in corso, un operaio libico è stato legato e costretto ad assistere alla decapitazione di otto guardie; è stato quindi liberato, gli sono stati dati una barretta di cioccolato, un paio di sandali e 50 dinari libici. Nel manuale, in effetti, è suggerito di colpire soltanto guardie armate e cittadini stranieri.



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