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Tunisia: un attacco contro i turisti per affondare la ripresa economica

TUNISIA – Quando ancora la situazione deve essere chiarita, sia sul numero e sulla nazionalità di morti e feriti sia sul numero degli aggressori, il dato certo dell’attacco condotto oggi contro i turisti del museo Bardo, a Tunisi, è il colpo inferto a quella che è (o era) tra le principali industrie nazionali: il turismo.

Chi ha organizzato l’attacco – dito puntato contro gli jihadisti – ha puntato ad affondare l’economia della Tunisia che faticosamente stava cercando di superare la fase di transizione seguita alla caduta del regime di Zine el Abidine Ben Ali.

Solo il giorno prima le autorità tunisine avevano smantellato quattro cellule terroristiche che reclutavano giovani da inviare ai fronti aperti dal jihad, in Siria, Iraq e più recentemente Libia. Non è un mistero che sono migliaia i tunisini che stanno combattendo tra le fila dell’Isis e di altri gruppi jihadisti; alcuni degli attentati suicidi in Libia sono stati condotti da tunisini e lo stesso sta avvenendo in Medio oriente.

D’altra parte, la Tunisia ha combattuto in questi mesi all’interno dei propri confini contro gruppi armati, un po’ nel silenzio dei media internazionali. A maggior ragione, al di là dei morti e dei feriti di ieri, l’attacco al Bardo rappresenta il tentativo di far deragliare il paese arabo – che più degli altri – era riuscito a superare la prova delle Primavere e a portare avanti con successo la transizione democratica.

In attesa dei bilanci definitivi, i bilanci provvisori indicano 19 morti e una ventina di feriti tra le vittime. Tra i morti ci sono tunisini, italiani, colombiani, giapponesi, francesi, spagnoli, polacchi, australiani e tedeschi; molti di loro erano sbarcati ieri da una nave da crociera. Due invece i terroristi uccisi, da verificare se e quanti siano stati i complici.



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