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E-Africa Business Lab: strumento per accompagnare la trasformazione del Sistema Italia, secondo Assafrica

Accelerazione. È probabilmente la parola che meglio esprime i processi di trasformazione che sta attraversando l’industria italiana, costretta dalla pandemia a rivedere processi, prodotti e mercati.

Ideata ante Covid-19, E-Africa Business Lab diventa il prototipo di questa trasformazione “di Sistema”, mettendo a fattor comune attori pubblici e settore privato e puntando sulla formazione come vettore della ripresa economica italiana attraverso l’internazionalizzazione verso l’Africa. Ne parliamo con Pier Luigi d’Agata, Direttore Generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, uno dei tre partner dell’iniziativa e capofila per il Sistema Confindustria.

Il vostro punto di vista sul percorso proposto dall’Africa Business Lab e sulla collaborazione tra ICE Agenzia, SACE e Confindustria Assafrica?

E- Africa Business Lab è un salto di qualità nell’interazione tra attori pubblici ed imprese italiane. Si è sempre parlato molto di Africa nel dibattito pubblico italiano. Ma non del perché l’Africa sia importante per il business delle imprese italiane. Il risultato è stato una presenza industriale italiana limitata ma che non ha problemi sul piano qualitativo, fattore di competitività per le imprese italiane. Questa azione di ICE Agenzia, con SACE e con la nostra presenza di rappresentanti delle imprese italiane, nella doppia veste di partner e al tempo stesso destinatari dell’iniziativa, diventa una garanzia di operatività e al tempo di
bussola per le imprese, molte delle quali stanno assistendo al rallentamento degli ordini dai mercati più sviluppati, anch’essi colpiti dalla pandemia, e in molti casi stanno riconvertendo le produzioni. Sono quindi ora più predisposte verso nuovi mercati.

E -Africa Business Lab è non solo una risposta strutturata sui tre temi della conoscenza, della connessione e della formazione ma è uno strumento “bollinato” dal Sistema-Paese, che scende in campo con tutta la forza di una programmazione ragionata e che ha rapidamente virato dai seminari “in presenza” sul territorio nazionale ai webinar on line. Una formazione affidabile e mirata, che fa guadagnare tempo per operare con rapidità le inevitabili revisioni dei business plan aziendali di breve/medio periodo.

Quanto i mercati dell’Africa sono adatti alle Pmi italiane?

Molto di più di quello che si pensa, per le piccole e medie imprese che abbiano visione e una sia pur minima capacità di investimento di tempo e di risorse finanziarie. Certo, non sono adatti per le microimprese. Sono mercati complessi, in cui è preferibile evitare il “fai da te” e scegliere l’accompagnamento del circuito ICE Agenzia/SACE/Ministero Esteri e il confronto con chi già ci lavora, come le imprese associate ad Assafrica.

Che nel periodo di lockdown, abituate a programmazioni aziendali di lungo periodo in Africa, ci hanno subissato di richieste di Studi-Paese diversi da quelli con cui già operavano. E’ un cluster di imprese che prima delle altre sono entrate nel circuito delle reti imprenditoriali proprie del settore privato, che lavora su tavoli bilaterali diretti in cui la lingua del business è, direi, universale. In Africa le persone sono importanti. Come in Italia. E l’empatia di solito diventa un altro assist. Ci è capitato stesso di vedere gli imprenditori italiani andare a matrimoni, battesimi ed altre cerimonie locali e poi chiudere il contratto. La struttura delle imprese africane, salvo quelle pubbliche, è infatti per lo più assimilabile alle nostre PMI.

Senza contare poi che c’è anche un’altra asimmetria, relativa alla scarsa presenza della grande distribuzione. Questo penalizza le imprese che se ne avvalgono normalmente ma avvantaggia con gli importatori locali, ai fini di spuntare un miglior prezzo per il proprio prodotto.

Il ruolo/contributo che Confindustria Assafrica può portare in questo progetto?

È il “dopo” che occorre. Finita la formazione sono mille le necessità e i dubbi su cui le imprese perdono tempo, oltre evitare loro di incappare in partner poco affidabili o bandi di gara farlocchi. Il lockdown è stato per molte imprese italiane l’occasione per riscoprire che le Associazioni del Sistema Confindustria, ciascuna secondo la propria competenza, sono un asse portante del sistema industriale italiano che ha supportato nell’emergenza ma anche fatto da sponda al disorientamento imprenditoriale. Che stanno ora indicando le strategie per una ripresa aziendale che miri, ragionando largo, non solo a portare le imprese sui mercati tradizionali, dove la caduta della domanda sarà ancora lunga, ma anche su mercati dove esistono bisogni e consumi in espansione, legati ai grandi megatrends della demografia, dell’urbanizzazione e della digitalizzazione. Anche perché l’Africa, da sempre abituata a confrontarsi con problemi sanitari rilevanti, non si è fermata per il Covid-19. Anzi sta continuando a lavorare per costruire la Zona Continentale Africana di Libero Scambio.

Le energie dell’Africa sono rivolte alla costruzione di un percorso di futuro e non di emergenza. In questo percorso del Continente africano è anche, secondo noi, la ripresa e il riposizionamento dell’industria italiana. Il futuro dell’Italia industriale in Africa si gioca cioè sul piano di una visione “laica” del Continente.

Senza dogmi e stereotipi, basata sulla effettiva valutazione delle trasformazioni di un Continente di oltre un miliardo di persone, con le sue specificità e molteplicità, 54 paesi ciascuno con opportunità diverse da cogliere. Ma con il pragmatismo dell’imprenditorialità. E conquistando quelle fette di mercato che l’industria italiana non ha (ancora) in Africa. © Riproduzione riservata



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