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Libia: conflitto, si combatte a Sirte e cambiano gli equilibri

LIBIA – Gli scontri nel fine settimana tra la brigata 166 di Misurata di stanza a Sirte e uomini dello Stato Islamico, insediati nella stessa città, hanno fatto segnare una pagina nuova nel confronto tra le due parti in questa zona della Libia. A riferire un primo bilancio è stata Fajr Libia con un comunicato in cui sostiene di aver subito due perdite e di aver ucciso 17 combattenti jihadisti. Altre fonti locali hanno poi riferito di diversi combattenti jihadisti fatti prigionieri e trasferiti a Misurata per essere interrogati. Ancora da capire e verificare la nazionalità dei combattenti islamisti anche se da varie fonti si sa che molti sono della stessa Sirte e che alcuni sono reduci dalla guerra in Siria e in Iraq.

Per quanto riguarda gli scontri di sabato – che hanno interrotto uno status quo che andava avanti da settimane con Fajr Libia che stava cercando di trattare l’uscita dalla città dello Stato islamico – secondo la ricostruzione fatta dalle milizie di Misurata, gli scontri sono cominciati dopo che combattenti jihadisti avevano predisposto un posto di blocco sulla strada costiera, nella parte est della città. Giunta sul posto per verificare la situazione, una unità della brigata 166 è stata presa di mira e ha risposto al fuoco.

Benché gli scontri abbiano avuto una certa risonanza mediatica, sul campo la situazione resta invariata: le truppe di Misurata restano acquartierate fuori città, mentre all’interno si trova asserragliato un numero imprecisato di jihadisti, forse poche centinaia.

Fajr Libia ha sostenuto di non voler attaccare la città per evitare vittime civili. Secndo alcuni osservatori potrebbe anche temere un impegno eccessivo che la costringerebbe a lasciare sguarniti altri fronti, a cominciare da Sebha (nel sud) e dalle zone a ovest di Tripoli.

Sono stati fissati intanto al 19 marzo in Marocco i prossimi colloqui tra Fajr Libia e i rivali del governo di Tobruk. Mediati dall’Onu, gli incontri hanno l’obiettivo di arrivare alla creazione di un governo di unità nazionale. Secondo la comunità internazionale, il ripristino di una cornice istituzionale e di un unico esercito sono elementi indispensabili per strappare il paese al caos – ci sono tra l’altro notizie confermato sull’uso di cluster bombs – e chiudere la strada a derive estremiste.



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