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Jiacc porta il Sistema Paese nel mondo arabo

L’Italia ha sempre frequentato il mondo arabo. D’altra parte il Mediterraneo è stato storicamente una via di collegamento più che un elemento di separazione. Ma se questa frequentazione fino a pochi anni fa poteva ancora reggersi su un modo di portare avanti gli affari sotto la generica insegna del Made in Italy e nel più completo scollegamento dal Sistema Paese, oggi questa modalità non è più praticabile, non si può più andare allo sbaraglio quando gli altri competitor riescono a muoversi come squadre coese. E questo – sottolinea Pietro Paolo Rampino, vicepresidente della Joint Italian Arab Chamber of Commerce (Jiacc) – è uno dei motivi che hanno portato alla creazione della Jiacc e all’organizzazione del Business Forum Italo Arabo, che quest’anno terrà la sua terza edizione a Milano il 17 ottobre.

Vicepresidente Rampino, ‘Stronger together’ è anche quest’anno il motto fatto proprio dal Forum.
‘Stronger together’ ovvero ‘Insieme siamo più forti’ è il concetto legato all’esigenza da cui si è partiti. La nostra associazione nasce al servizio delle istituzioni già esistenti, sia italiane che arabe, e vuole essere complementare all’azione di chi intende promuovere le attività e le relazioni tra l’Italia e i Paesi arabi. La Jiacc, inoltre, è pienamente e legittimamente riconosciuta dalle istituzioni arabe (Lega araba, Unione delle camere arabe, Consiglio degli ambasciatori arabi in Italia) e dalle istituzioni italiane (Maeci, Mise, Unioncamere). I Paesi arabi ci vedono come un loro braccio operativo in Italia, tanto è vero che noi ci adattiamo, chiaramente all’interno dell’ordinamento giuridico italiano, a quelle che sono le direttive che vengono poste dall’Unione delle camere arabe così da creare forme di collaborazione efficaci tra le parti coinvolte.

Tradizionalmente l’Italia è sempre stata vicina al mondo arabo per motivi storici, geografici, economici. Perché questo Forum? Se ne sentiva davvero l’esigenza?
Se ne sentiva assolutamente l’esigenza, innanzitutto perché occorre lavorare ulteriormente per garantire una corretta percezione tra due mondi così differenti. Spesso, soprattutto da parte delle Pmi italiane, vengono ancora commessi errori nell’approcciare i mercati arabi, principalmente proprio a causa della mancanza di comunicazione a livello culturale, della mancanza di conoscenza di usi, costumi, business etiquette. Personalmente, nella mia veste di consulente d’azienda, ho da quasi 17 anni l’ufficio a Dubai e vedo che uno dei più grossi errori è proprio questo: non sapere come approcciare queste persone, non sapere come leggere e interpretare determinati comportamenti, non sapere in che modo relazionarsi. Tanto è vero che tra i pilastri di quella che è l’attività della Jiacc ci sono la formazione e l’informazione. Spieghiamo quali sono gli errori da non commettere, facendo presente che il mondo arabo è diviso in tre grosse fasce – Paesi del Golfo, Medio oriente e Nordafrica – all’interno delle quali abbiamo Paesi con pil pro capite tra i più alti al mondo, come Qatar o Emirati Arabi Uniti, e Paesi con basso pil pro capite, pari a circa 3.000 dollari a persona. Si tratta di divergenze importanti, che rendono necessario un approccio diverso a seconda del Paese in cui si intende operare.

Vice presidente Rampino, vi danno ragione anche i numeri?
Già dal primo anno siamo partiti con 350 partecipanti al Business Forum, con focus su un Paese come il Bahrein, che pochi conoscono veramente e che anche grazie a quella iniziativa e al follow up messo in atto dalla Jiacc, ha conosciuto un forte sviluppo delle relazioni diplomatiche con l’Italia. L’anno scorso a Roma abbiamo avuto oltre mille iscritti al Forum con gli Emirati Arabi Uniti come Paese ospite d’onore. Quest’anno le previsioni sono altrettanto ottimistiche, avremo Giordania e Qatar Paesi ospiti d’onore. Si parlerà molto di questi due Paesi ma non soltanto, abbiamo previsto infatti una serie di panel e iniziative dedicati a vari settori. E poi, numeri a parte, il Forum è occasione di incontro anche per gli arabi stessi. Anzi, la nostra ambizione è quella di diventare per il mondo arabo e l’Europa quello che Davos è per il mondo economico a livello globale, un appuntamento annuale dove potersi incontrare, discutere e creare opportunità di business.

Insomma, per dirla in poche parole, una piazza in cui ci si incontra, ci si guarda negli occhi, si stringono accordi o si aprono strade di collaborazione.
È anche e soprattutto questo. Proprio per supportare tale disegno, abbiamo anche sviluppato e messo a disposizione un’applicazione che è un market place virtuale. Uno strumento che aiuterà a creare quelle connessioni di cui l’impresa ha davvero bisogno. Inoltre è un momento di networking molto importante al quale noi cerchiamo di dare un follow up di peso per evitare che tutto ciò rimanga semplicemente una bella giornata di scambio di biglietti da visita.

Quindi il Forum non nasce e muore quel giorno, ma ci sono delle azioni precedenti e successive?
Le faccio un esempio. Si fa abbastanza fatica a comunicare alle aziende italiane quanto la Giordania diventerà strategica per il loro futuro – e parlo soprattutto delle piccole e medie aziende – e stiamo cercando di far capire come la Giordania si stia già oggi ponendo come hub regionale per lo sviluppo dell’area. Sul Qatar e sulle sue capacità di investimento molti sanno, sulla Giordania sono in pochi a capirne l’importanza strategica. Così, restando sulla Giordania, a febbraio c’è stata la London Initiative, a cui abbiamo preso parte; ad aprile il presidente Sergio Mattarella è andato ad Amman per una visita di Stato; a fine aprile siamo tornati come Jiacc per organizzare una missione commerciale che si è poi svolta il successivo mese di giugno e che ha visto la partecipazione di circa 80 imprese tra italiane, giordane e irachene che si sono accodate all’evento. Stiamo cercando di mettere in atto programmi triennali, guardando alla situazione attuale, fissando obiettivi e valutando le azioni necessarie da compiere per raggiungere quegli obiettivi, sempre di concerto con la Farnesina. Visione, Strategia e Determinazione sono e saranno le tre parole chiave del futuro della Jiacc sempre all’insegna di Stronger together.

Un approccio di sistema vero e proprio?
Così deve essere. Cerchiamo di far sedere tutti attorno a un tavolo rotondo, evitando quel tipico approccio italiano del ‘faccio tutto da solo’. E non è un caso che il Forum sia organizzato assieme ad Assolombarda, Ice e Unioncamere con l’appoggio della Farnesina, del Mise e di altre istituzioni. L’approccio di sistema pensiamo sia l’unico modo utile per contrastare quello che gli altri fanno in maniera più sistematica da tempo. E mi riferisco a tedeschi, canadesi, americani, inglesi, olandesi, francesi.

Durante questa edizione ci sono dei temi su cui vi concentrerete?
I temi nascono dall’analisi delle esigenze dei Paesi ospiti e da quella che può essere l’offerta dell’Italia. Quest’anno ci saranno tre filoni principali sviluppati in altrettanti panel: la digital economy, che è un ambito trasversale che tocca tutti i settori e tutti i Paesi; il turismo come motore di crescita; le infrastrutture e i grandi progetti. Settori nei quali le aziende italiane possono trovare ampia collocazione sia come general contractors che come subcontractors o fornitori di merci e/o servizi. Nel pomeriggio avremo poi dei workshop: uno sull’oil & gas di taglio molto pratico e concreto, che si rivolge principalmente alle aziende interessate a questo settore, uno sull’agroindustria, un comparto dove l’Italia eccelle; un terzo, più tecnico, sull’arbitrato internazionale, in collaborazione con Ispramed.



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