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Vertice USA-Africa: il ritorno di Washington nel continente?

“Come Stati Uniti, noi non guardiamo all’Africa esclusivamente per le sue risorse naturali, noi riconosciamo l’Africa stessa come una risorsa, con i suoi abitanti, i loro talenti e il loro potenziale. Noi non vogliamo semplicemente estrarre i minerali dal terreno per la nostra crescita; vogliamo costruire partnership genuine che creino posti di lavoro e opportunità per tutti i nostri concittadini e che diano il via libera alla prossima era della crescita in Africa”: a dirlo è stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in uno degli interventi tenuti durante il primo US-Africa leader Summit conclusosi ieri a Washington.

Di fronte ai 5400 delegati che hanno preso parte ai lavori del vertice – tra esponenti governativi dei Paesi dell’Africa, dell’esecutivo statunitense e rappresentanti di importanti aziende internazionali –per tre giorni si è parlato delle enormi possibilità e opportunità offerte dal continente africano.

Possibilità e opportunità che, per stessa ammissione di Obama, gli USA hanno tardato a vedere e a cogliere, ma che ora, dopo questo vertice, intendono recuperare rapidamente.

Promettendo più investimenti, più missioni commerciali, più sforzi di cooperazione, Obama ha sottolineato come finora gli scambi bilaterali tra Stati Uniti e Paesi dell’Africa siano stati ampiamente al di sotto del loro potenziale: “Tutto il nostro commercio con l’intera Africa è pari agli scambi che noi abbiamo con il Brasile, con un solo Paese. Di tutte i beni che esportiamo in giro per il mondo, solo l’1% va in Africa sub-sahariana: questo significa che abbiamo molto lavoro da fare. E dobbiamo farlo meglio, molto meglio”.

L’ombra del successo cinese in Africa dell’ultimo decennio ha fatto da sfondo a tutti i lavori del vertice e pur non nominando mai Pechino, a più riprese Obama ha fatto riferimento ad alcuni dei lati negativi associati all’attivismo cinese in Africa.

Il vertice di questi giorni segna, almeno dal punto di vista delle intenzioni, il ritorno in grande stile degli USA in Africa. Un ritorno legato alla necessità di contenere l’attivismo cinese, ma anche legato alla necessità di trovare nuovi sbocchi alle proprie merci e presidiare quello che si va delineando come il nuovo mercato dei consumi del futuro. Non foss’altro perchè l’ultimo rimasto.

L'imprenditore americano Michael Bloomberg. Uno degli organizzatori del Business Forum

L’imprenditore americano Michael Bloomberg. Uno degli organizzatori del Business Forum

Con un repentino cambio di retorica e dialettica, infatti, Washington per tre giorni ha acceso le luci sui progressi del continente, annunciando una nuova partnership e un cambio di marcia che passa da una narrativa di aiuti a una di commercio e scambi alla pari.

Ecco, quindi, che al termine del Business Forum tenuto durante il vertice sono arrivati impegni per investimenti e accordi commerciali per un importo complessivo superiore ai 33 miliardi di dollari.

In questo totale c’è di tutto: dai finanziamenti per un valore di 7 miliardi di dollari della campagna governativa USA ‘Doing Business in Africa’ (DBIA), il cui obiettivo è promuovere le esportazioni e gli investimenti privati statunitensi in Africa, agli accordi (circa 14 miliardi) stretti dalle circa 200 aziende private che hanno partecipato agli incontri, ai fondi di Banca Mondiale e della Svezia a favore dell’iniziativa ‘Power Africa’, inaugurata lo scorso anno per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture energetiche nel continente e favorire l’accesso universale all’elettricità.

Ma in questo canestro di fondi ci sono anche quelli messi a disposizione dalle diverse agenzie e istituzioni governative statunitensi, dalla Ex-Im Bank per sostenere le esportazioni delle aziende USA in Africa o quelli per sostenere il progetto della General Electric di vendere locomotive e altro materiale rotabile alla società ferroviaria sudafricana Transnet. Non mancano poi i gruppi finanziari (dalla Millennium Challenge Corporation che ha annunciato il prossimo svolgimento della sua prima missione d’investimento in Africa con un tour che dovrebbe recarsi in almeno 13 Paesi del continente) o il gruppo finanziario Carlyle (2,5 miliardi), e neanche i grandi marchi del mercato dei consumi dalla multinazionale delle bevande Coca-Cola alla catena di distribuzione Wal-Mart.

Insomma alle infrastrutture cinesi, ma anche agli APE/EPA europei, gli USA sembrano intenzionati a rispondere con un massiccio posizionamento sui mercati africani per i loro beni e servizi.

In attesa di leggere commenti e dichiarazioni da parte di leader e opinionisti africani che compariranno nei prossimi giorni, qualcuno ha già sottolineato con enfasi il ritorno degli USA in Africa come una grande possibilità da cogliere per il continente.

Da un lato infatti il ritorno di Washington consentirà ai paesi africani di strappare condizioni migliori anche nelle trattative con i cinesi e dall’altro i governi africani si aspettano dalle aziende USA un tipo di investimento diverso da quello di Pechino, un investimento in grado di generare maggiori posti di lavoro.

Se lo ‘shale gas’ e la sostanziale autosufficienza energetica degli Stati Uniti renderanno la presenza ‘politica’ di Washington meno ingombrante rispetto al passato, quando il petrolio africano veniva definito “una questione di sicurezza nazionale”, saranno soprattutto i dati economici e commerciali dei prossimi anni che potranno rappresentare la cartina di tornasole della ricaduta concreta del vertice appena concluso.



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