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Vertice USA-Africa: spingere sul commercio per insidiare il primato cinese

Mettere un freno all’espansione cinese in Africa, avviando un nuovo modello di partnership tra Stati Uniti e il continente che passi dagli aiuti al commercio: sono questi i principali obiettivi, secondo la stampa africana, delle attività che da oggi iniziano a Washington e che toccheranno il culmine con il primo Vertice USA-Africa.

L’appuntamento, che inizia oggi con l’apertura di un business Forum dal quale ci si attende la firma di quasi un miliardo di dollari di contratti e impegni, ha chiamato a raccolta a Washington una cinquantina di capi di stato e di governo e di delegazioni politiche ed industriali africane.

Se la scoperta dello ‘shale gas’ sul territorio nazionale ha fatto perdere peso agli interessi strategici americani in Africa – all’inizio degli Anni 2000 le riserve petrolifere africane erano state definite questione di “sicurezza nazionale” – Washington sembra intenzionata a non lasciare troppo spazio a Pechino.

Se le importazioni di greggio africano negli USA lo scorso anno sono crollate di un quinto, Washington non sembra intenzionata a lasciare ai cinesi la partita del medio periodo, ovvero il crescente mercato dei consumi e dei servizi africani.

Il commercio tra Cina e Africa ha superato i 200 miliardi di dollari lo scorso anno, oltre il doppio rispetto a quello statunitense (scavalcato per la prima volta solo cinque anni fa).

E se alcuni grandi marchi globali statunitensi hanno già cominciato negli ultimi tre anni ad avviare serie politiche di espansione in Africa (a cominciare da Wal-Mart, che nel 2011 ha realizzato la più grande transazione commerciale della storia recente africana acquisendo per oltre 2 miliardi di dollari la catena di distribuzione sudafricana Mass-Mart che ha magazzini e negozi in tutto il continente), sono ancora molti quelli che non riescono a vedere l’Africa come un “continente d’opportunità, ma come un continente in crisi”.

Ed ecco quindi che il rinnovo dell’Africa Growth and Opportunity Act (AGOA) – la legge firmata dal presidente Bill Clinton nel 2000 che prevede accesso senza dazi al mercato USA per tutta una serie di prodotti e paesi africani – in scadenza il prossimo anno e l’iniziativa Power Africa (con investimenti miliardari per lo sviluppo della produzione di energia in Africa) diventano due punti su cui fare leva per rilanciare la presenza USA nel continente.

Lo scorso anno, secondo l’agenzia di stampa economica americana Bloomberg, la maggior parte delle importazioni statunitensi, l’86 per cento, dal continente africano è stata costituita da prodotti petroliferi.

La Nigeria, la più grande economia dell’Africa e il primo produttore di petrolio continentale, è stato il principale beneficiario con 11,7 miliardi dollari in esportazioni. Angola, un altro produttore di petrolio, è stato il secondo con 8,7 miliardi dollari di esportazioni verso gli Stati Uniti

D’altra parte, gli Stati Uniti hanno inviato 24 miliardi di dollari di beni in Africa sub-sahariana nel 2013, con un aumento del 6,9% rispetto all’anno precedente e il 250% rispetto a una decina di anni fa. Quasi un terzo di queste esportazioni, però, è andato al Sudafrica .

Africa sub-sahariana rappresenta ancora una piccola parte del mercato americano, pari al 1,5% di tutte le esportazioni e il 1,7% delle importazioni.

Come ha detto il rappresentante al Commercio degli Stati Uniti Michael Froman – commentando le recenti scelte africane di giganti globali USA come GE, Caterpillar (CAT) e Procter & Gamble (PG) e le prestazioni macroeconomiche del continente –  “aumentare il proprio impegno in Africa non è una scelta, ma una necessità”.



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