Tunisia: forum economico con l’Italia nel segno della crescita paritetica

di: Michele Vollaro | 24 Giugno 2026

(da Tunisi) – Si sono aperti questo pomeriggio a Tunisi, presso la sede dell’Unione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato (Utica), i lavori del forum economico e imprenditoriale bilaterale tra Italia e Tunisia. L’appuntamento, finalizzato a consolidare le relazioni industriali e commerciali anche nel quadro strategico del Piano Mattei, vede la partecipazione di oltre duecento operatori economici italiani e circa quattrocento delegati tunisini. La due giorni di lavori giunge in una fase di forte dinamismo degli scambi, con un interscambio bilaterale che ha raggiunto i 6,5 miliardi di euro nel 2025.

I dati diffusi dalla Farnesina e dall’Agenzia Ice fotografano la profondità del legame: a fronte di quei 6,5 miliardi di interscambio, le esportazioni italiane si sono attestate a 3,4 miliardi, confermando l’Italia come secondo fornitore e secondo cliente del Paese nordafricano. La tendenza prosegue nel 2026: le stime della Farnesina indicano per il primo trimestre scambi pari a 1,7 miliardi di euro, in crescita del 2,9% e trainati soprattutto dall’export italiano, mentre i più recenti calcoli dell’Istituto nazionale di statistica tunisino, estesi ai primi cinque mesi dell’anno, registrano flussi per 9,4 miliardi di dinari, pari a circa 2,8 miliardi di euro. Sul territorio tunisino operano oggi oltre mille aziende italiane, attive dal tessile all’industria pesante, capaci di generare complessivamente più di 85 mila posti di lavoro diretti.

La prospettiva di Tunisi: sovranità economica e coproduzione

La capo del governo della Repubblica tunisina, Sarra Zaafrani Zenzri, è intervenuta nella sessione istituzionale illustrando gli obiettivi del nuovo piano economico 2026-2030, orientato a realizzare la giustizia sociale e un’economia avanzata. Nel suo intervento, la prima ministra ha chiarito la visione strategica del Paese nordafricano, spiegando che Tunisi non intende proporsi come un semplice mercato di sbocco per i prodotti esteri, bensì come un vero e proprio hub per la coproduzione, capace di proiettare i partenariati industriali verso i mercati dell’intera Africa subsahariana, anche grazie alla ratifica dell’accordo per l’Area di libero scambio continentale africana (Afcfta).

In questo contesto, Zenzri ha espresso un forte apprezzamento per l’impostazione paritetica degli incontri, sottolineando come il Piano Mattei rappresenti un quadro strategico pienamente coincidente con gli interessi nazionali tunisini, a patto che vengano valorizzate le risorse umane e le competenze del territorio e che i progetti siano realizzati nel rispetto delle priorità locali.

Tra le iniziative concrete sul fronte della sostenibilità e del capitale umano, la capo del governo ha richiamato il valore di progetti strategici per la gestione delle risorse naturali come il progetto Tanit. Questo programma, promosso dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e realizzato dal Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) di Bari, è specificamente focalizzato sul rafforzamento della resilienza agricola, sullo sviluppo rurale e sulla sicurezza alimentare attraverso il trasferimento di competenze professionali in loco, ponendosi oggi come uno strumento fondamentale per far fronte alle pressanti esigenze idriche del Paese. La prima ministra ha infine invitato la platea degli imprenditori italiani ad approfittare del clima favorevole agli investimenti e delle riforme strutturali avviate per lo snellimento burocratico e il potenziamento logistico.

La Farnesina e la diplomazia della crescita

Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha risposto richiamando la profondità millenaria dei legami transmediterranei. «Noi abbiamo 2.500 anni di storia comune – ha dichiarato il ministro –. Non si può dire Roma se non si dice Cartagine». Tajani ha poi sottolineato che, nella strategia dell’esecutivo italiano, la Farnesina opera ormai come un ministero anche economico, dotato di una direzione generale specificamente dedicata alla crescita e all’internazionalizzazione delle imprese.

Il ministro ha respinto qualsiasi approccio asimmetrico nell’esplorazione delle opportunità continentali. «Sarebbe giusto e opportuno – ha affermato il titolare della Farnesina – organizzare joint ventures tra aziende italiane e tunisine per andare a esplorare nuovi mercati nel continente africano, esportare il nostro saper fare e avere la possibilità di sfruttare materie prime non con un’ottica neocoloniale, ma con un’ottica di crescita condivisa, favorendo la trasformazione in loco».

Sul piano industriale, Tajani ha annunciato il completamento delle procedure di gara per il progetto Elmed, il cavo sottomarino da 600 megawatt in corrente continua che collegherà la Sicilia alla penisola tunisina di Capo Bon. L’infrastruttura, lunga 220 chilometri e promossa da Terna insieme alla Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg), passa ora formalmente alla fase realizzativa e aprirà la strada a uno scambio elettrico bidirezionale tra le due sponde del Mediterraneo. Il ministro ha infine individuato nell’investimento sul capitale umano la vera spina dorsale della competitività: «Ricerca, innovazione e formazione sono le tre parole chiave se vogliamo puntare sulla crescita e su una politica industriale moderna». Per sostenere lo sviluppo rurale, i trasporti e la sanità tunisina, il ministro ha poi confermato la volontà di concludere a breve un accordo per la conversione di oltre 70 milioni di euro del debito bilaterale in investimenti diretti sul territorio.

Complessità manifatturiera e cooperazione energetica

I lavori della sessione d’apertura hanno registrato una forte convergenza tra le organizzazioni confederali dei due Paesi. Il presidente di Utica, Samir Majoul, ha ricordato la qualità del know-how tunisino, sottolineando che, secondo l’Economic Complexity Index elaborato dalla Harvard University, la Tunisia si colloca al primo posto in Africa e nel mondo arabo — e al 47esimo a livello mondiale — per sofisticazione e diversificazione del proprio apparato produttivo. Si tratta, ha osservato Majoul, di un indicatore considerato tra i più affidabili predittori della crescita futura, stimata per il Paese al 3,3% medio annuo nel prossimo decennio. Majoul ha inoltre proposto una collaborazione strategica nella filiera dei fertilizzanti, facendo leva sulle riserve geologiche di fosfati del Paese, stimate in 2,5 miliardi di tonnellate, a fronte di un mercato globale dei fertilizzanti fosfatici atteso oltre i 130 miliardi di dollari entro il 2035.

L’offerta tunisina ha trovato la piena disponibilità di Confindustria. Il consigliere speciale per il Piano Mattei, la competitività e l’autonomia strategica, Antonio Gozzi, ha confermato la fiducia degli industriali italiani, dichiarando la prontezza a finanziare e realizzare impianti di energia rinnovabile sul territorio tunisino. Tali investimenti, ha spiegato Gozzi, consentiranno di stabilizzare il bilancio energetico locale e, al contempo, aiuteranno le imprese italiane a decarbonizzare i propri processi produttivi. Il presidente dell’Agenzia Ice, Matteo Zoppas, ha poi ricordato a sua volta che il trasferimento tecnologico e la cooperazione nei comparti ad alto valore aggiunto rappresentano la chiave per garantire un effettivo interesse reciproco a due vie.

Dalla firma degli accordi al Tunisia Investment Forum

Alla sessione di apertura ha fatto seguito la celebrazione della firma di una serie di accordi e memorandum d’intesa tra agenzie e imprese dei due Paesi, suggellata dalla tradizionale foto di famiglia delle delegazioni. I lavori sono quindi proseguiti con una sessione plenaria interamente dedicata agli strumenti di sostegno al partenariato bilaterale, che ha riunito attorno allo stesso tavolo le principali agenzie di promozione e di finanza per lo sviluppo: per parte italiana Simest, Cdp, Sace e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, per parte tunisina l’Agenzia di promozione dell’industria e dell’innovazione (Apii), l’Agenzia di attrazione degli investimenti esteri (Fipa), l’Agenzia di promozione degli investimenti agricoli (Apia) e il Centro per la promozione delle esportazioni (Cepex), insieme al ministero dell’Economia e della pianificazione.

Nel tardo pomeriggio i lavori della prima giornata sono entrati nel vivo con quattro panel tematici svoltisi in parallelo. Il primo tavolo ha affrontato le transizioni energetica e digitale, riunendo operatori come Terna, Snam, Eni Tunisia e Steg; il secondo si è concentrato sull’industria avanzata — farmaceutica, automotive, tecnologie e materie prime critiche — con la partecipazione, tra gli altri, di Iveco Group, Sabelt e Recordati-Opalia. Gli altri due confronti hanno riguardato l’innovazione e la sostenibilità nei settori tradizionali, dal tessile all’agricoltura fino all’acquacoltura, e il futuro delle infrastrutture di trasporto e della logistica, terreno su cui Tunisi punta a rafforzare il proprio ruolo di piattaforma del Mediterraneo. La seconda giornata sarà invece interamente riservata agli incontri diretti business to business tra le imprese dei due Paesi.

Non è un caso che il forum italo-tunisino si svolga immediatamente a ridosso del Tunisia Investment Forum, l’iniziativa internazionale promossa dall’Agenzia tunisina per la promozione degli investimenti esteri (Fipa) per accreditare il Paese quale porta d’accesso al mercato continentale africano. È la stessa cornice strategica evocata in apertura: quella di una Tunisia che, da semplice mercato di sbocco, ambisce a trasformarsi in hub di coproduzione verso l’Africa subsahariana, anche attraverso un partenariato con l’Italia costruito — è la parola tornata più volte negli interventi — all’insegna della parità. La convergenza politica e la fiducia degli imprenditori, emerse con nettezza dal forum bilaterale italo-tunisino, dovranno ora misurarsi con il terreno dei progetti concreti: dalla rete elettrica che unirà le due sponde alla filiera dei fertilizzanti, dalle rinnovabili alla formazione del capitale umano. I prossimi mesi diranno quanta parte degli impegni annunciati a Tunisi reggerà alla prova dell’attuazione.

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