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Nigeria: raffineria Dangote ucciderà la benzina Ue in Africa

di: Andrea Spinelli Barrile | 3 Aprile 2024

La gigantesca raffineria di petrolio nigeriana di Dangote potrebbe porre fine allo storico commercio di benzina dall’Europa all’Africa, che vale circa 17 miliardi di dollari all’anno, aumentando la pressione sulle raffinerie europee già a rischio di chiusura a causa della crescente concorrenza e della transizione energetica. Lo riporta la Reuters, che cita analisti e trader.

La raffineria Dangote ha iniziato la produzione a gennaio e la sua costruzione è costata 20 miliardi di dollari: a pieno regime raffinerà fino a 650.000 barili al giorno (bpd) e sarà il più grande impianto di questo tipo in Africa e in Europa quando raggiungerà la piena capacità, evento previsto per quest’anno o il prossimo.

Questa infrastruttura è stata a lungo pubblicizzata come “il punto di svolta per la ricerca dell’indipendenza energetica della Nigeria”: il Paese africano, la nazione più popolosa dell’Africa e il suo principale produttore di petrolio, importa quasi tutto il carburante a causa della mancanza di capacità di raffinazione.

Più in generale, circa un terzo delle esportazioni medie di benzina dell’Europa, pari a 1,33 milioni di barili al giorno nel 2023, è andato all’Africa occidentale, una fetta più grande di qualsiasi altra regione: secondo i dati di Kpler, la maggior parte di queste esportazioni sono state destinate alla Nigeria.

Circa 30 raffinerie europee hanno chiuso i battenti dal 2009 e restano in funzione circa 90 impianti di varie dimensioni. Le chiusure sono state provocate dalla concorrenza con impianti più nuovi e più complessi realizzati in Medio Oriente e in Asia e, più recentemente, a causa dell’impatto della pandemia di coronavirus e delle normative sulla transizione energetica, che scoraggia investimenti in queste vecchie raffinerie. Oggi le raffinerie europee non producono abbastanza diesel per soddisfare i bisogni regionali, ma producono troppa benzina e fanno affidamento sulle esportazioni per eliminare l’eccesso di offerta: l’Africa occidentale è stata per lungo tempo il principale sbocco per la benzina che non soddisfa i requisiti ambientali più stringenti in Europa, in particolare sul contenuto di zolfo e metalli: secondo Argus media quel commercio nel 2023 valeva 17 miliardi di dollari .

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