di: Enrico Casale | 7 Maggio 2026
Il Marocco entra ufficialmente nel futuro dell’esplorazione spaziale con la firma degli Accordi di Artemis, diventando il 64° partner globale della Nasa e il quinto Paese africano a unirsi all’ambizioso programma internazionale. La sigla del documento segna una svolta storica per il Regno, che si proietta verso missioni congiunte, l’accesso a dati scientifici d’avanguardia e l’ammodernamento del proprio comparto industriale.
Il ministro degli Esteri, della Cooperazione africana e dei Marocchini all’estero, Nasser Bourita, ha formalizzato nei giorni scorsi l’adesione alla presenza dell’ambasciatore statunitense Duca Buchan III e del sottosegretario di Stato americano Christopher Landau. Quest’ultimo, citando il nuovo orizzonte diplomatico, ha sottolineato come la cooperazione tra i due Stati superi ormai i confini terrestri e aerei per raggiungere lo spazio profondo. Il Marocco si unisce così a un gruppo ristretto di nazioni africane che comprende Nigeria, Ruanda, Angola e Senegal, con la particolarità di essere stato il primo nel continente a ospitare la cerimonia di firma nella propria capitale.
Gli Accordi di Artemis, nati nel 2020, rappresentano la cornice politica e normativa che disciplina l’esplorazione civile della Luna e, in prospettiva, di Marte. Il programma ha già segnato un successo fondamentale il 1° aprile con la missione Artemis II, che ha riportato un equipaggio in orbita lunare per la prima volta dal 1972, mentre l’allunaggio della missione Artemis III è fissato per la fine del 2027. Il protocollo si fonda su 13 principi chiave, tra cui l’esplorazione pacifica, la trasparenza, l’assistenza di emergenza agli astronauti e la condivisione pubblica delle scoperte scientifiche.
Per il settore aerospaziale marocchino, l’intesa apre scenari economici di grande rilievo. Le aziende nazionali potranno ora partecipare a bandi per il trasporto di carichi utili verso la Luna, permettendo a strumenti scientifici progettati a Rabat di viaggiare a bordo dei lander americani o europei. Il Paese vanta già un’industria matura con oltre 140 aziende attive tra Tangeri e Casablanca, che impiegano più di 20.000 persone e generano esportazioni per circa due miliardi di euro ogni anno. Giganti come Boeing e Safran sono già presenti sul territorio, e l’adesione ad Artemis potrebbe facilitare nuovi co-investimenti e subappalti nell’economia dei nanosatelliti.
Sul piano interno, l’accesso al sistema satellitare statunitensi permetterà di potenziare il monitoraggio delle risorse idriche e dell’agricoltura, settori cruciali per il Paese nordafricano. Con una disponibilità di acqua scesa sotto i 600 metri cubi per abitante, l’uso dei dati spaziali per gestire l’irrigazione diventa una priorità strategica. Inoltre, il Regno ha già ordinato alla Israel aerospace industries una nuova generazione di satelliti per un valore di circa 925 milioni di euro, il cui lancio è previsto intorno al 2028.
Infine, l’accordo punta sulla formazione delle nuove generazioni. Il Marocco sforna ogni anno centinaia di ingegneri attraverso istituti d’eccellenza come l’Università politecnica Mohammed VI e la scuola di ingegneria Mohammadia. La partnership con la Nasa garantirà borse di studio, tirocini e programmi di scambio con le università americane, alimentando il sogno di vedere, in futuro, un astronauta marocchino impegnato in una missione internazionale. Come evidenziato dai diplomatici coinvolti, l’obiettivo è trasformare il Marocco da esportatore di stabilità regionale a protagonista della nuova governance spaziale globale.
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