Libia: riapre sede Cen-Sad, Tripoli recupera terreno in Africa

di: Celine Camoin | 14 Aprile 2026

Il rilancio della proiezione africana della Libia ha segnato un punto di svolta sabato a Tripoli con l’inaugurazione della sede permanente della Cen-Sad (Comunità degli Stati saheliano-sahariani). Il capo del Gnu (Governo di unità nazionale con sede a Tripoli), Abdulhamid Dbeibah, ha presieduto la cerimonia di apertura dell’edificio dopo il completamento dei lavori di ristrutturazione, sottolineando la volontà del Paese di recuperare il terreno perduto nelle relazioni con il continente negli ultimi anni. Come riportato dalla testata Alwasat, la riapertura della struttura mette fine a un periodo di stasi durato circa un decennio.

Alla cerimonia hanno partecipato le delegazioni diplomatiche di Tunisia, Sudan, Somalia, Senegal, Sierra Leone e Niger. Durante il suo intervento, Dbeibah ha dichiarato che la presenza del governo in questo edificio e l’impegno profuso nella sua manutenzione sono la prova tangibile delle sincere intenzioni verso l’istituzione, promettendo il pieno sostegno del Paese alle attività della comunità.

La nuova sede dell’organizzazione si sviluppa su sette piani e dispone di cinquantanove uffici, quattordici aree ristoro e tre sale riunioni principali.

Fondata proprio nella capitale libica il 4 febbraio 1998, la Cen-Sad rappresenta una delle otto comunità economiche regionali riconosciute dall’Ua (Unione africana). L’organizzazione, che gode dello status di osservatore presso le Nazioni unite, raggruppa attualmente venticinque nazioni africane con l’obiettivo primario di promuovere l’integrazione economica e lo sviluppo sostenibile in tutta l’area saheliano-sahariana.

Il capo dell’esecutivo libico ha ribadito che, attraverso questo organismo, l’intento è esclusivamente quello di servire i popoli e le nazioni aderenti. La riattivazione della sede operativa a Tripoli è considerata un passaggio fondamentale per restituire alla Cen-Sad il suo ruolo propulsore nel servire le popolazioni africane, ponendo fine a quella che Dabaiba ha definito una lunga fase di stagnazione diplomatica e operativa.

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