Global Europe, Tarquinio (Pd): “Difendere i 60,5 miliardi per l’Africa subsahariana”

di: Michele Vollaro | 23 Ottobre 2026

“Tagliare quasi nove miliardi all’Africa subsahariana, come propone la presidenza irlandese, è un grave passo indietro, proprio mentre l’aiuto europeo al continente è già ai minimi storici”. Lo ha detto ad Africa e Affari l’eurodeputato del Pd Marco Tarquinio, membro della commissione Sviluppo del parlamento europeo, intervenendo sul negoziato per il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, che coprirà gli anni 2028-2034.

In discussione c’è il Global Europe Instrument, lo strumento con cui l’Ue finanzierà la cooperazione allo sviluppo, l’aiuto umanitario e il sostegno ai Paesi vicini e candidati all’adesione. La Commissione europea ha proposto una dotazione di circa 200 miliardi di euro. La quota più consistente, 60,5 miliardi, è destinata all’Africa subsahariana.

Su queste cifre parlamento e governi sono però distanti. Lunedì le commissioni Esteri e Sviluppo dell’Eurocamera hanno approvato la loro posizione con 63 voti a favore, 27 contrari e cinque astensioni: chiedono di aumentare di 25 miliardi la dotazione proposta dalla Commissione e di fissare un minimo vincolante di 25 miliardi per l’aiuto umanitario. La presidenza irlandese del Consiglio, che media tra i governi, propone invece di ridurla di circa il 16%. Il testo del Parlamento andrà al voto in plenaria a novembre, poi inizierà il negoziato con il Consiglio e la Commissione, i cosiddetti “triloghi”.

Per Tarquinio, difendere i fondi per l’Africa “non è solo una questione di solidarietà, è anche un esercizio di realismo politico”: “È miope ritirarsi dai luoghi dove altri, dalla Cina alla Russia ai Paesi del Golfo, costruiscono presenza, legami e influenza”. L’eurodeputato considera inoltre decisiva la soglia minima per l’aiuto umanitario: “In un continente ferito da guerre dimenticate, dal Sudan al Sahel all’est della Repubblica democratica del Congo, non è una questione contabile, sono vite umane”.

Il testo approvato lunedì prevede anche la possibilità di sospendere i fondi ai Paesi che non collaborano ai rimpatri dei propri cittadini, una clausola che il parlamento ha accompagnato con una serie di garanzie e che resta contestata da diverse organizzazioni non governative. Interpellato sull’attenzione che il dossier riceve in Italia, Tarquinio auspica che il dibattito nazionale faccia “un decisivo salto di qualità”: “Si parla moltissimo di Africa, vedi il Piano Mattei. Eppure quando si decide come l’Europa investirà oltre 200 miliardi, nel mondo, per sette anni, l’interesse si spegne”.

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