Nuovo hub petrolifero Dangote da 2,2 miliardi di euro in Namibia

di: Michele Vollaro | 6 Novembre 2026

La Namibia è diventata l’ultima destinazione dell’impero industriale africano del miliardario nigeriano Aliko Dangote, che ha avviato mercoledì a Walvis Bay, in Namibia, un progetto da 2,5 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro) per un deposito di carburanti e un oleodotto regionale destinato a rifornire i Paesi senza sbocco al mare dell’Africa australe. Alla cerimonia ha partecipato la presidente namibiana Netumbo Nandi-Ndaitwah, che ha posto il progetto sotto la supervisione diretta della presidenza per accelerarne l’attuazione e prevenire ritardi burocratici.

Le specifiche dell’impianto di Walvis Bay

Il progetto Dangote Namibia Tank Farm and Regional Pipeline, situato presso la Farm 58, a circa 10 chilometri a est di Walvis Bay, si svilupperà su circa 70 ettari e, oltre alle infrastrutture di carico, erogazione e distribuzione per autocisterne, avrà una capacità di circa 600 milioni di litri, di cui 360 milioni di gasolio e 240 milioni di benzina, otto volte quella dell’impianto nazionale gestito dalla compagnia pubblica Namcor. Dovrebbe essere completato in 18-20 mesi.

Il progetto di sviluppo comprenderà anche impianti di carico e distribuzione per autocisterne, oltre a infrastrutture di supporto per agevolare lo stoccaggio e la distribuzione di prodotti petroliferi.

La rete regionale di gasdotti

Il percorso proposto si estenderà da Walvis Bay verso Otjiwarongo, con collegamenti, a nord, verso Rundu e, a est, verso Ghanzi e Francistown, in Botswana. In effetti, il deposito si inserisce nell’ambito di una rete regionale di gasdotti di 1.700 chilometri – una lunghezza diversa da quella annunciata a settembre – destinata a servire Botswana, Zambia, Zimbabwe, Malawi e la parte meridionale della Repubblica Democratica del Congo e che richiederà accordi con i rispettivi governi. Il percorso e la lunghezza definitivi del gasdotto saranno determinati attraverso studi ingegneristici dettagliati, rilievi del tracciato e approvazioni normative.

La Banca africana di esportazione e importazione (Afreximbank) ha indicato la sua disponibilità a contribuire al finanziamento del progetto, il cui costo, secondo quanto riportato dai media namibiani, potrebbe ammontare a 3,5 miliardi di dollari. “Pertanto non abbiamo alcuna difficoltà a mettere sul tavolo dieci miliardi di dollari per lui, perché quei soldi non andrebbero persi”, ha insistito il presidente di Afreximbank, George Elombi.

Per Gerrit van Rooyen, economista di Oxford Economics Africa, la rete di distribuzione serve a Dangote anche per trovare sbocchi africani ai propri carburanti, riducendo la dipendenza dai mercati europei e asiatici.

La strategia di espansione continentale

Durante l’inaugurazione del deposito di Walvis Bay, Dangote ha alzato da 50 a 60 miliardi di dollari l’obiettivo di investimenti del gruppo in Africa entro il 2030, secondo l’agenzia Bloomberg. Il gruppo gestisce in Nigeria la più grande raffineria del continente, in fase di ampliamento, e a fine settembre ha posato a Lamu, in Kenya, la prima pietra di un secondo impianto che avrà una capacità di raffinazione di 700.000 barili al giorno e integrerà una capacità di generazione di energia di 1.000 megawatt.

Dangote ha anche evidenziato gli investimenti industriali del gruppo in Etiopia, per un valore di oltre quattro miliardi di dollari, nonché il corridoio per i prodotti petroliferi raffinati recentemente inaugurato, del valore di 660 milioni di dollari, che collega Damerjog a Gibuti con Dewele in Etiopia. Secondo Dangote, questi investimenti rientrano in uno sforzo mirato a creare infrastrutture energetiche e industriali interconnesse che rafforzino il commercio regionale, riducano i costi della catena di approvvigionamento e migliorino l’indipendenza economica dell’Africa.

L’investimento in Namibia rientra nella strategia di Dangote volta ad espandere la produzione industriale, le infrastrutture energetiche e il commercio regionale in tutta l’Africa. Le sue attività spaziano dalla produzione di cemento alla raffinazione del petrolio, dalla produzione di fertilizzanti alle infrastrutture di distribuzione, con operazioni in Tanzania, Etiopia, Zambia, Senegal, Sudafrica, Camerun e Repubblica del Congo, tra gli altri Paesi.

© Riproduzione riservata

Articoli correlati

spot_img
spot_img

Newsletter gratuita

spot_img

Rubriche