di: Andrea Spinelli Barrile | 23 Aprile 2026
La principale compagnia multilaterale africana di assicurazione contro i rischi commerciali, la African Trade & Investment Development Insurance (Atidi), sta cercando circa mezzo miliardo di dollari di capitale dai suoi partner, finalizzati a sostenere quei Paesi che devono affrontare costi più elevati a causa del conflitto in Medio Oriente. Lo ha detto all’agenzia Reuters il suo amministratore delegato, Manuel Moses.
L’African Trade & Investment Development Insurance in realtà sta cercando di incrementare il proprio capitale, attualmente quasi un miliardo di dollari, da prima ancora che gli attacchi aerei israeliani e americani contro l’Iran alla fine di febbraio scatenassero la guerra ma, ha spiegato Moses, la crisi che ne è seguita ha reso “il problema urgente: la domanda sta crescendo più velocemente di quanto possiamo assorbirla con il nostro bilancio attuale – ha dichiarato Moses in un’intervista -. Considerando la situazione attuale, probabilmente dovremo portare il nostro bilancio a circa 1,5 miliardi di dollari.”
Moses ha detto di voler istituire un meccanismo di finanziamento separato di circa un miliardo di dollari per consentire al sistema di rispondere più rapidamente a situazioni simili in futuro: secondo lui, l’aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime, causato dall’interruzione dei flussi commerciali, ha spinto i Paesi membri ad aumentare i propri limiti di finanziamento del commercio in media del 20% per contribuire a coprire le importazioni più costose. La domanda di garanzie e assicurazioni fornite da Atidi era già aumentata, in quanto i paesi più ricchi, guidati dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump, avevano ridotto gli aiuti allo sviluppo. Moses non ha rivelato i nomi dei potenziali donatori, ma ha detto di essere in contatto con loro in occasione del vertice primaverile della Banca mondiale a Washington, che vede i vari Paesi riuniti questa settimana: tra i sostenitori attuali figurano Gran Bretagna, India, Italia e Giappone.
Ha aggiungo che qualsiasi ricapitalizzazione di Atidi dovrebbe far parte di una risposta sistemica più ampia all’impatto della crisi mediorientale: “Le istituzioni si stanno già chiedendo quale debba essere la risposta e noi vogliamo essere parte di questa soluzione. Non è qualcosa a cui possiamo rispondere isolatamente: è necessaria una risposta a livello di sistema”.
© Riproduzione riservata






