di: Valentina Milani | 29 Settembre 2026
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha chiesto maggiori risorse per affrontare l’aggravarsi della crisi nel Corno d’Africa e prepararsi agli effetti di El Niño, avvertendo che la carenza di finanziamenti rischia di compromettere i piani di risposta già predisposti dai governi della regione.
Rein Paulsen, direttore dell’Ufficio per le emergenze e la resilienza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), ha dichiarato venerdì a Nairobi, al termine di una missione in Sudan, che “i piani sono pronti e le azioni sono già in corso, ma abbiamo bisogno di maggiori finanziamenti e sostegno per attuarli”.
Per il portafoglio di interventi di emergenza e resilienza della Fao in Sudan, previsto dal Piano di risposta alle emergenze 2026-2028, sono necessari 193 milioni di dollari (circa 169 milioni di euro), ma finora sono stati ricevuti soltanto 44,1 milioni di dollari (circa 39 milioni di euro), ha precisato Paulsen.
Il responsabile della Fao ha invitato a non considerare El Niño isolatamente, sottolineando la concomitanza con i conflitti in corso e l’aumento dei prezzi alimentari nella regione. Per ridurre i rischi, il 18 giugno la Fao e il Programma alimentare mondiale (Pam) hanno avviato un piano congiunto di azione preventiva che interessa 22 Paesi prioritari in Africa, Asia e Pacifico, America Latina e Caraibi.
L’appello per l’azione preventiva contro El Niño punta a raccogliere 202 milioni di dollari (circa 177 milioni di euro) per proteggere 8,8 milioni di persone vulnerabili in 22 Paesi ad alto rischio dagli eventi meteorologici estremi associati al fenomeno. “Rispondere a una crisi è sempre più costoso che mitigarne in anticipo l’impatto”, ha affermato Paulsen, invitando governi, organizzazioni umanitarie e partner dello sviluppo a dare priorità al monitoraggio e agli interventi tempestivi.
In Sudan, secondo Paulsen, la Fao sta sostenendo gli agricoltori con l’introduzione di varietà di sementi resistenti alla siccità e adatte alle diverse condizioni climatiche locali, l’ampliamento dell’irrigazione per ridurre la dipendenza dall’agricoltura pluviale e campagne nazionali di vaccinazione del bestiame. Gli interventi comprendono anche misure per garantire mangimi e disponibilità di acqua per gli animali, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza nel lungo periodo.
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) citato nella fonte, El Niño dovrebbe intensificarsi fino a diventare un evento molto forte, raggiungendo il picco verso la fine del 2026, con una probabilità prossima al 100% di persistere fino a febbraio 2027.
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