di: Gianfranco Belgrano | 12 Maggio 2026
In media, i Paesi in via di sviluppo europei hanno a disposizione un quantitativo di acqua potabile tre volte superiore ai livelli che raggiungono i Paesi in via di sviluppo in Africa. È uno dei dati più significativi che emerge da un rapporto compilato dallo United Nations University Institute for Water, Environment and Health (Unu-Inweah).
Il rapporto – Water Quality: A Mirror and Magnifier of Structural Inequalities and Social Justice – mostra come una bassa qualità dell’acqua rispecchi una generale ineguaglianza del Sud Globale anche a livello di genere. In altre parole, le nazioni del Sud Globale sono intrappolate all’interno di tre crisi fra loro correlate: bassa qualità dell’acqua, alti tassi di povertà, ineguaglianza di genere.
In base alla ricerca, 74 dei Paesi presi in esame (pari al 54% del totale) non raggiungono i livelli base di acqua potabile a disposizione dei propri cittadini; 84 Paesi (61%) mostrano una combinazione di acqua insicura, limitate risorse finanziarie da investire in infrastrutture e ineguaglianze di genere. Messi insieme, questi fattori di criticità riguardano oltre due miliardi di persone.
Il rapporto identifica in particolare 41 Paesi più vulnerabili in cui i tra fattori di criticità individuarti si rafforzano a vicenda, creando un circolo vizioso ancora più difficile da superare.
“L’acqua non potabile viene spesso considerata un fallimento tecnico”, ha affermato Grace Oluwasanya, ricercatrice senior in materia di acqua, clima e genere presso l’Unu-Inweh e autrice principale del rapporto. “Ma i nostri risultati dimostrano che si tratta anche di un fallimento sociale. La qualità dell’acqua riflette chi è protetto dai sistemi e chi invece è lasciato a cavarsela da solo”.
Il rapporto evidenzia inoltre chiare differenze regionali. I Paesi in via di sviluppo dell’Europa sono i meno vulnerabili tra quelli studiati, seguiti da Sud America, Asia, America Centrale, Caraibi e Isole del Pacifico. L’Africa si colloca come la regione più vulnerabile, a causa delle condizioni economiche più deboli, delle sfide di governance e delle più ampie disuguaglianze di genere.
“Questo rapporto è un campanello d’allarme che mette in luce la profonda ingiustizia presente nei nostri sistemi idrici globali”, ha affermato Kaveh Madani, direttore dell’Unu-Inweh e coautore del rapporto. “La qualità dell’acqua funge sia da specchio che da lente d’ingrandimento delle disuguaglianze. Se vogliamo davvero raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, affrontare questa triplice minaccia rappresentata dall’acqua non potabile, dalla povertà e dall’esclusione di genere non è solo un imperativo etico, ma una necessità strategica”.
Per spezzare questi cicli di esclusione, il rapporto invita ad andare oltre la mentalità incentrata sul Pil e le soluzioni limitate alle sole infrastrutture. Gli autori raccomandano finanziamenti internazionali mirati per i Paesi altamente vulnerabili, una cooperazione regionale più forte per gestire i rischi idrici condivisi e l’inserimento della parità di genere al centro della governance idrica e delle decisioni di investimento.
Dell’acqua e dei progetti di cooperazione che la riguardano si parlerà anche a Codeway Expo, la fiera relazionale dedicata al mondo della cooperazione internazionale allo sviluppo e al ruolo che le imprese possono avere in questo ambito. Codeway è in programma questa settimana nei padiglioni di Fiera Roma dal 13 al 15 maggio.






