di: Andrea Spinelli Barrile | 17 Aprile 2026
La Russia sta cercando di costruire una rete alternativa di pagamenti transfrontalieri in Africa utilizzando una criptovaluta ancorata al rublo, un nuovo tentativo di aggirare i sistemi finanziari occidentali a seguito delle sanzioni imposte per l’invasione dell’Ucraina.
Lo denuncia il Financial Times, secondo cui esiste una rete di criptovalute chiamata A7 e parzialmente controllata dal banchiere moldavo Ilan Șor e dalla banca russa Promsvyazbank, legata al complesso miltare-industriale russo e sotto sanzioni occidentali, che detengono rispettivamente il 51% e il 49% delle quote di A7.
Da anni Mosca mette in atto una complessa strategia volta ad approfondire i legami economici e politici in Africa, riducendo al contempo la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie occidentali. Operazione di cui, almeno sin qui, è ignota la portata.
A7 sta reclutando personale in tutta l’Africa per gestire le sue attività. Da fine marzo è aperta, ad esempio, una posizione da country manager in Togo per contribuire alla creazione di un’azienda “da zero”, ma A7 ha già uffici in Nigeria (da un anno) e in Zimbabwe. Questi uffici sono stati inaugurati ufficialmente dal viceministro delle Finanze russo Ivan Chebeskov e dal vicepresidente di Promsvyazbank, Mikhail Dorofeev, e vi hanno partecipato anche i rispettivi ministri delle Finanze di Nigeria e Zimbabwe. In Togo e Madagascar, a gennaio, Dorofeev e Igor Khimich, un alto dirigente della banca, hanno effettuato missioni coperte e non divulgate.
Una presenza non significativa ma che potrebbe espandersi presto, come è già successo per altri progetti di soft power russo in Africa, come l’espansione delle Case russe e la proliferazione delle Chiese ortodosse russe. Sul suo sito, A7 sostiene di gestire fino al 19% dei pagamenti del commercio estero russo ma non è stato possibile verificare in modo indipendente questo dato: ciò che è noto è che i pagamenti vengono effettuati utilizzando A7A5, una stablecoin ancorata al rublo che gode dello status ufficiale di asset finanziario digitale in Russia. Tuttavia, cosa sia esattamente A7 e come operi è un mistero e, al momento, la sua esistenza è un paradosso quantistico: nessuno ne sa nulla, sui media in Nigeria, Togo e Zimbabwe non se ne parla ma, nel dicembre scorso, durante la conferenza Russia-Africa al Cairo è stato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a descrivere A7 come la “prima piattaforma finanziaria internazionale” della Russia. A7 non è più un progetto borderline o semi-privato, ma qualcosa che viene integrato nella strategia economica e diplomatica russa: fumo negli occhi o piano concreto?
Africa e Affari ha provato a indagare e ha scoperto che, in Nigeria, A7 sembra operare tramite un partner locale, Pilot finance: le società sono state registrate in Kirghizistan con i nomi A7 Africa e A7 Nigeria ma sono di proprietà dell’imprenditore nigeriano Chidiebere Emmanuel Ajaere: nel Paese africano, A7 sembra funzionare come overlay finanziario che si appoggia a entità locali “leggere” e opache, una rete non solo russo-africana ma triangolata attraverso giurisdizioni “elastiche”, come quella kirgiza.
In un recente rapporto del Centre for information resilience (Cir) A7 è descritta come una “sanctions evasion network” strutturata, non come una semplice piattaforma fintech: la piattaforma usa due strumenti principali, la stablecoin A7A5 e il trade-based money laundering tramite una rete di società di comodo, ovvero non è solo “un’alternativa ai circuiti occidentali” ma un’infrastruttura pensata per aggirare le sanzioni occidentali in modo sistemico.
A7 dichiara 2000 transazioni al giorno, circa 91,5 miliardi di dollari nel 2025: significa che se i dati fossero reali, A7 rappresenterebbe il 13% del commercio russo. Secondo il report di Cir A7 potrebbe essere usata per pagamenti legati alla difesa, il finanziamento di relazioni strategiche e l’integrazione nella proiezione geopolitica russa: da piattaforma finanziaria a infrastruttura geopolitica.
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