Nigeria: rimosso obbligo di trattenere proventi esportazioni

di: Andrea Spinelli Barrile | 30 Marzo 2026

La Banca centrale nigeriana ha eliminato l’obbligo che imponeva alle compagnie petrolifere internazionali di trattenere temporaneamente parte dei loro proventi da esportazione: da oggi sarà consentito loro di rimpatriare l’intero importo, una decisione volta a migliorare la liquidità e la fiducia nel mercato dei cambi.

Lo si apprende da una circolare della Banca diffusa ieri, in cui si annuncia l’abolizione dei precedenti requisiti di “cash pooling” che consentivano alle banche autorizzate di trasferire immediatamente solo metà dei proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio, trattenendo il saldo per un massimo di 90 giorni. In base alla nuova direttiva, le compagnie petrolifere possono rimpatriare tutti i proventi derivanti dalle esportazioni tramite banche autorizzate, previa presentazione della documentazione e rendicontazione mensile, con effetto immediato.

Questa mossa segnala un’ulteriore liberalizzazione del regime valutario nigeriano per i paesi esportatori di petrolio, una fonte chiave di afflussi di dollari, sebbene sia improbabile che produca un aumento immediato dell’offerta: la Banca centrale ha detto che la misura rientra nel quadro delle riforme in corso volte a “liberalizzare ulteriormente e approfondire il mercato in linea con le attuali realtà di mercato”, nell’ambito degli sforzi per stabilizzare la valuta naira e attrarre investimenti. Per le compagnie petrolifere internazionali, la riforma ripristina un maggiore controllo sulla gestione dei flussi di cassa, consentendo alle aziende di decidere quando e come impiegare i proventi delle esportazioni senza periodi di detenzione obbligatori.

La modifica annulla una restrizione imposta nel febbraio 2024 a causa della grave carenza di dollari che aveva spinto il naira a minimi storici: all’epoca, la Banca centrale aveva limitato al 50% i trasferimenti immediati dei proventi delle esportazioni di petrolio, trattenendo la parte restante a livello locale per 90 giorni, nel tentativo di sostenere la liquidità in dollari. Tale provvedimento precedente faceva parte di un pacchetto più ampio di riforme, attuate dopo anni di tensioni sui cambi legate ai bassi prezzi del petrolio e allo shock causato dal Covid-19.

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