Tunisia: energia, costi occulti e clausole sfavorevoli

di: Enrico Casale | 26 Marzo 2026

La transizione energetica in Tunisia rischia di far saltare i conti della Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg), gravata da costi occulti e clausole contrattuali sfavorevoli legate ai nuovi accordi di produzione. L’allarme è stato lanciato da Noura Laajimi, coordinatrice di ricerca presso l’Osservatorio tunisino dell’economia, la quale ha evidenziato come i progetti di legge attualmente al vaglio del parlamento espongano l’azienda nazionale a rischi finanziari per i prossimi 25 anni.

Secondo l’esperta, i contratti di fornitura tutelano principalmente i finanziatori e le imprese straniere, lasciando alla Steg l’onere delle fluttuazioni del tasso di cambio. Poiché il prezzo di vendita dell’energia dipende per l’80% dalle oscillazioni valutarie, il rischio della svalutazione del dinaro tunisino ricade interamente sulla società di Stato. Inoltre, l’azienda deve farsi carico in solitaria dei costi di collegamento dei siti produttivi alla rete nazionale, come dimostrato dal caso del progetto di Borj Bourguiba a Tataouine, costato circa 14 milioni di euro prima del ritiro dell’investitore estero.

Le criticità non riguardano solo la logistica, ma anche la natura intermittente delle fonti rinnovabili. La Steg è costretta a investire ingenti somme in sistemi di stoccaggio e batterie per garantire la stabilità del servizio, oltre a dover acquistare obbligatoriamente l’energia prodotta anche nei periodi di basso consumo. Questa dinamica rende il costo reale dell’energia pulita superiore a quello del gas importato. Per garantire l’indipendenza strategica del Paese, Laajimi suggerisce di virare verso un modello di transizione decentralizzato, che coinvolga maggiormente le piccole e medie imprese e i cittadini tunisini, riducendo la dipendenza dai grandi attori internazionali.

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