di: Andrea Spinelli Barrile | 23 Marzo 2026
La società emiratina Falcon energy materials ha presentato una richiesta di arbitrato contro il governo di Conakry, in Guinea, e ha chiesto 100 milioni di dollari di risarcimento, denunciando l’”espropriazione illegale” del suo progetto di estrazione di grafite al confine con la Liberia.
È il terzo caso di arbitrato contro la Guinea presentato in pochi giorni presso il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie degli investimenti (Icsid), il tribunale arbitrale affiliato alla Banca mondiale con sede a Washington.
Prima di Falcon, già Axis minerals, una filiale di un gruppo indiano, ha chiesto un risarcimento di 28 miliardi di dollari. La società emiratina Nimba investment, e altre aziende, si oppongono fermamente a un progetto di raffineria d’oro a Conakry e, soprattutto, alla revoca dei permessi minerari decisa per decreto dal governo guineano.
A quasi un anno dall’ondata di revoche delle licenze minerarie decretata in base al nuovo Codice minerario, Conakry è sommersa da richieste di arbitrato da parte di società minerarie che hanno perso la licenza. Il problema è che “la revisione del catasto minerario può essere effettuata solo nel rispetto dei diritti e degli obblighi che i guineani hanno nei confronti dei loro partner nazionali e internazionali” ha spiegato a Rfi l’avvocato Jemal Taleb, coinvolto in uno di questi procedimenti, che ha precisato: “Ciò che il governo guineano sta facendo è ovviamente il modo migliore per allontanare gli investitori”.
© Riproduzione riservata




