di: Valentina Milani | 27 Febbraio 2026
Gli acquirenti autorizzati di cacao in Ghana devono alle banche tra 650 e 750 milioni di dollari, pari a circa 7-8 miliardi di cedi, in un contesto di tensione per il sistema finanziario ancora alle prese con la peggiore crisi economica del Paese degli ultimi decenni. Lo riferisce Reuters citando l’associazione che rappresenta gli operatori del settore.
Secondo Samuel Adimado, presidente della Licensed Cocoa Buyers Association of Ghana, i debiti si sono accumulati anche perché il regolatore nazionale Cocobod avrebbe destinato risorse ad attività non centrali, come la costruzione di strade, costringendo gli acquirenti a ricorrere a prestiti bancari per prefinanziare l’acquisto delle fave. Oltre ai debiti verso le banche, gli operatori devono tra 2,2 e 2,5 miliardi di cedi ai coltivatori. “Gli interessi continuano ad accumularsi”, ha dichiarato Adimado a Reuters.
Il comparto del cacao, in un Paese che è il secondo produttore mondiale, ha registrato due raccolti consecutivi deludenti a causa di malattie delle colture e condizioni meteorologiche avverse. A livello globale, la debolezza della domanda ha fatto scendere i prezzi, lasciando scorte inutilizzate in Ghana e nella vicina Costa d’Avorio, che insieme producono circa la metà del cacao mondiale. I futures sul cacao a Londra sono scesi vicino ai minimi di quasi tre anni.
Il governo ha annunciato misure per stimolare la domanda, tra cui la riduzione del prezzo fisso pagato per le fave e un piano di finanziamento del cacao per reperire liquidità. Gli acquirenti hanno consegnato circa 580.000 tonnellate a Cocobod in questa stagione ma sono ancora in attesa di pagamento, mentre altre 70.000 tonnellate restano nei campi.
L’Associazione delle banche del Ghana ha confermato l’esposizione degli istituti verso il comparto, senza fornire cifre complessive, segnalando ristrutturazioni di prestiti e possibili perdite. Il sistema bancario è ancora in fase di recupero dopo la ristrutturazione del debito interno del 2023, che ha comportato la conversione forzata di titoli a breve termine di Cocobod in obbligazioni a più lunga scadenza e a tassi inferiori, nell’ambito del programma concordato con l’Fmi.
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