di: Enrico Casale | 6 Febbraio 2026
Il Marocco consolida la sua posizione di leader globale nel mercato della cannabis, segnando una transizione storica tra la secolare economia sommersa e un’industria regolamentata in rapida espansione. Secondo le stime ufficiali fornite dallo Stato aggiornate relative al 2025, le esportazioni di cannabis regolamentata (kif) destinata a uso medico e industriale hanno superato i 260 milioni di dollari (2,373 miliardi di dirham), a dimostrazione della significativa crescita del settore della coltivazione strutturata per scopi legittimi.
Questo risultato economico è sostenuto da una produzione legale che nel 2024 ha raggiunto le 4.082 tonnellate, un balzo enorme rispetto alle sole 294 tonnellate registrate nel 2023, grazie al coinvolgimento di oltre 5.400 agricoltori organizzati in centinaia di cooperative autorizzate dall’Anrac, l’autorità nazionale di regolamentazione.
Nonostante il successo del comparto legale, la sfida con il mercato illecito rimane aperta e complessa. Sebbene la superficie destinata alla coltivazione autorizzata sia più che raddoppiata arrivando a circa 4.751 ettari, la produzione illegale continua a occupare una porzione di territorio vastissima, stimata tra i 27.000 e i 50.000 ettari a seconda delle rilevazioni più recenti.
Il cuore pulsante di entrambe le filiere resta la regione montuosa del Rif, nel nord del Paese, dove province come Chefchaouen, Taounate e al-Hoceima ospitano la quasi totalità delle piantagioni. In queste aree, circa 400.000 persone dipendono ancora economicamente dalla cannabis, ma la strategia di Rabat sta dando i suoi frutti: i prezzi garantiti ai coltivatori nella filiera legale, circa 75 dirham al chilo (7 euro), sono nettamente superiori ai 10-20 dirham (un euro) offerti dal mercato nero, incentivando migliaia di produttori a uscire dall’illegalità per alimentare le nuove esportazioni dirette verso mercati europei come Svizzera, Germania e Francia.
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