di: Redazione | 19 Gennaio 2026
Il blocco di internet imposto dal governo ugandese durante le elezioni ha innescato una crisi logistica che ha paralizzato il porto di Mombasa e i valichi di frontiera. In un’economia regionale interconnessa, lo spegnimento della rete ha bloccato migliaia di tonnellate di merci, dimostrando come il controllo digitale possa trasformarsi in un boomerang economico capace di isolare un intero quadrante dell’Africa Orientale.
Dalle banchine di Mombasa ai confini: la rete spenta paralizza il commercio regionale
Mentre in Uganda si contano i voti dopo le elezioni presidenziali dello scorso giovedì, il Paese inizia a fare i conti con il taglio di internet che dal 13 gennaio affligge tutto il Paese. Meno di 24 ore dopo la decisione dell’Autorità per le Telecomunicazioni di tagliare internet sull’intero territorio nazionale, gli addetti ugandesi allo sdoganamento e al trasporto delle merci che lavorano nel porto di Mombasa, in Kenya, hanno dovuto sospendere le proprie operazioni dopo che il blackout digitale ha interrotto le comunicazioni tra loro e gli autisti e bloccato tutti i terminali per la documentazione e le procedure di sdoganamento delle merci destinate all’Uganda.
Il presidente dell’Associazione internazionale di trasporto merci e magazzinaggio del Kenya, Frederick Aloo, ha dichiarato al quotidiano The East African che la logistica dipende da internet “e dalla visibilità in tempo reale” e che le merci non possono essere spostate senza adeguate comunicazioni: “Se la rete internet pubblica viene sospesa, il coordinamento diviene più difficile, il monitoraggio e l’invio dei documenti diventano lenti e il transito subisce ritardi”.
Il taglio di internet a valle, in Uganda, ha creato quindi un blocco a monte, nel porto keniano di Mombasa, dove transita una grande fetta delle merci destinate all’Uganda (l’85% secondo il principale sindacato di autotrasportatori del Kenya), Paese senza sbocco sul mare. Il trasporto merci si basa su localizzatori Gprs e su una comunicazione costante, anche tramite WhatsApp e Telegram, con gli autisti.
L’effetto domino: senza connessione si fermano dogane, sdoganamenti e autotrasportatori
Martedì, quando poi è stato imposto il blocco, l’Autorità per le Telecomunicazioni ugandese aveva aperto una finestra temporale per consentire alle entità dei “servizi essenziali” di richiedere un esenzione dal taglio di internet “se in grado di dimostrare” l’essenzialità dei propri servizi: aviazione, settore bancario, servizi di sicurezza, o ancora la Commissione elettorale e diverse grandi strutture ricettive sono state esentate dal blocco, cosa non avvenuta per gli agenti delle dogane, per i servizi informatici doganali e fiscali e per gli autotrasportatori.

Quello del blocco delle merci è soltanto uno degli effetti farfalla di un blocco di internet in un Paese senza sblocco sul mare e che dipende quindi da altri Stati per il proprio approvvigionamento. Secondo l’Autorità di coordinamento dei trasporti e del transito del Corridoio Nord, il trasporto merci attraverso Mombasa è aumentato del 16%, passando da 6,36 milioni di tonnellate del 2024 a 7,37 milioni di tonnellate nella prima metà del 2025 e “l’Uganda è la destinazione dominante, rappresentando il 69,34% dei volumi totali, con un aumento del 33%, a 5,1 milioni di tonnellate”.
Ma il problema non riguarda soltanto le merci in entrata perché l’Uganda è uno snodo per il traffico interregionale: a Elegu, il trafficato valico di frontiera ugandese con il Sud Sudan, transitano ogni giorno 400 camion e le operazioni di controllo sono state fermate giovedì, dopo ore di blocco: “Senza connettività internet gli agenti doganali e l’Uganda Revenue Authority (l’Agenzia delle entrate ugandese, che è stata esentata dalla chiusura di internet) non possono condividere le fotografie del camion per lo sdoganamento” ha detto a The East African un agente di sdoganamento ugandese.
Come detto martedì in una nota dalla East African Business Council (Eabc, la principale lobby del settore privato dell’Africa orientale), le elezioni in Uganda hanno una portata che va ben oltre i suoi confini e possono avere conseguenze di vasta portata per l’economia e il panorama politico della regione. Secondo gli analisti di Oxford Economics Africa invece, sebbene l’esito delle elezioni ugandesi sia ampiamente prevedibile, il clima sociale del periodo post-elettorale lo è decisamente meno e anche solo il timore di violenze e proteste, seguendo quindi le tendenze pre-elettorali, avrà ripercussioni sulle attività commerciali nei principali centri urbani della regione.
Intanto, in Uganda, i timori crescono e il presidente della Kampala City Traders Association, Kanakulya Jemba Muldono, ha detto che i commercianti al dettaglio stanno accumulando scorte di prodotti di prima necessità, come riso, fagioli e mais.
Già martedì, prima che il governo decidesse di disattivare internet, la Kenya Transporters Association ha espresso preoccupazione per la libera circolazione delle merci lungo proprio il corridoio Mombasa-Kampala: nonostante l’amministratore delegato dell’associazione, Mercy Ireri, avesse detto in una dichiarazione che le operazioni stavano andando avanti regolarmente e che non erano segnalati rallentamenti dei camion e delle merci, aveva però lamentato non meglio precisati “rischi che permangono” e che si sono puntualmente verificati, come appunto il taglio di internet. Anche a Malaba e Busia, posti di frontiera sul lato keniano del confine, gli autotrasportatori sono fermi.
Lo stesso problema sembra che le merci ugandesi lo stiano avendo nei porti tanzaniani. Oggi la Tanzania rivaleggia con il Kenya come partner commerciale dell’Uganda, trainata principalmente dalle esportazioni di oro. Tra gennaio e ottobre dell’anno scorso l’Uganda ha importato merci dalla Tanzania per un valore di 2,26 miliardi di dollari (quasi il doppio rispetto ai 1,35 miliardi del Kenya).



