Tunisia: previdenza e assistenza sociale, rischio default

di: Enrico Casale | 3 Aprile 2026

Il sistema di sicurezza sociale in Tunisia si trova a un bivio, stretto tra la necessità di riforme strutturali urgenti e il rischio di un default finanziario che minaccia la protezione dei cittadini. La crisi profonda che investe le casse nazionali, in particolare la Cnrps (Cassa nazionale di pensione e previdenza sociale) e la Cnss (Cassa nazionale di sicurezza sociale), è stata al centro di un’analisi dettagliata pubblicata dai media locali, che evidenzia come il disavanzo strutturale stia raggiungendo livelli non più sostenibili per il bilancio dello Stato. Senza un intervento immediato, il modello di welfare tunisino rischia il naufragio, mettendo a repentaglio le pensioni e l’assistenza sanitaria per milioni di lavoratori.

Il ministro degli Affari sociali, Issam Lahmar, ha tracciato un quadro complesso della situazione, sottolineando che il deficit delle casse è alimentato da un squilibrio demografico crescente, con un numero sempre minore di contribuenti a fronte di una popolazione anziana in aumento. Per tamponare l’emergenza, il governo sta valutando diverse opzioni, tra cui l’innalzamento dell’età pensionabile e la revisione delle aliquote contributive. Tuttavia, queste misure incontrano la resistenza delle sigle sindacali, che chiedono invece una lotta più efficace all’evasione contributiva e al lavoro sommerso, piaghe che sottraggono ogni anno risorse preziose al sistema pubblico.

La situazione è aggravata dai debiti incrociati tra le diverse istituzioni pubbliche. Lo Stato deve rimborsare somme ingenti alla Cnam (Cassa nazionale di assicurazione malattia), la quale a sua volta fatica a onorare i pagamenti verso gli ospedali e i fornitori di farmaci. Questo circolo vizioso ha portato a un deterioramento dei servizi offerti ai cittadini, con lunghe liste d’attesa e carenze di medicinali essenziali. Per garantire la sopravvivenza del sistema, gli esperti stimano che servirebbe un’iniezione di liquidità immediata pari a circa 600 milioni di euro, una cifra colossale per le finanze di un Paese già impegnato in difficili negoziati con il Fondo monetario internazionale.

Il presidente della Repubblica, Kais Saied, ha più volte ribadito che la protezione sociale è una linea rossa invalicabile e che lo Stato non abbandonerà i più deboli. Tuttavia, la pressione dei mercati e la necessità di ridurre la spesa pubblica impongono scelte dolorose. Il dibattito nazionale resta dunque acceso, diviso tra chi sostiene la necessità di una privatizzazione parziale di alcuni servizi e chi, al contrario, invoca un ritorno alla solidarietà nazionale rafforzata per salvare un pilastro fondamentale della stabilità sociale del Paese. Ogni ritardo nella decisione finale non fa che aumentare il costo della futura ricostruzione, rendendo il naufragio una prospettiva sempre più concreta.

© Riproduzione riservata

Articoli correlati

spot_img
spot_img

Codeway 2026

spot_img

Rubriche