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Energia per crescere

L’energia, insieme alla infrastrutture e all’agricoltura, è uno dei tre pilastri sui quali poggia lo sviluppo e il futuro dell’Africa. Come le infrastrutture, la sfida di consentire a gran parte del continente, siano essi contadini alle prese con impianti di irrigazione, o piccole industrie manifatturiere e di trasformazione, di avere accesso a un’energia economica e costante può rappresentare uno dei colli di bottiglia delle rosse aspettative del continente.

Non è un caso se proprio il settore energetico è in cima alle priorità dell’Unione Africana e degli organismi ad essa connessi già nei primi documenti programmatici prodotti a pochi mesi dalla sua nascita nel 2002.

La strategia delineata già dieci anni fa prevedeva, almeno nel medio periodo, la realizzazione di moderne dorsali di produzione e distribuzione di energia lungo le coste del continente, dove si trovano la maggior parte degli grandi agglomerati urbani e industriali, e la realizzazione di impianti ‘a isola’ nelle zone interne.

Questo programma consentirebbe di fornire energia al maggior numero possibile di persone rimandando a un futuro prossimo la costituzione di reti di distribuzione energetica che, dato le vastissime dimensioni del continente africano, avrebbero costi esorbitanti.

Seguendo questa linea si ritrovano tutti i grandi progetti energetici del continente – la costruzione di grandi dighe, di centrali eoliche, o di centrali alimentate dai giacimenti di gas off-shore di molti paesi africani – e anche i meno noti programmi di facilitazione per la costituzione di mini impianti di produzione energetica a isola – o ‘off the grid’ (fuori dalla rete) usando un termine tecnico anglofono – che vanno dalle minidighe su cui ad esempio punta l’Uganda per le sue zone rurali o alle isole di pannelli solari su cui sta scommettendo il Mozambico. Impianti più piccoli e secondari che un domani, spiegano i governanti africani, quando ci saranno i fondi sufficienti potranno essere tutti collegati in un’unica grande rete di distribuzione nazionale e continentale…  (Continua su Africa e Affari)

In questo Focus Energia:

  • Energia, il terzo pilastro dello sviluppo
  • Una politica europea che lascia perplessi
  • Le fonti, tra idroelettrico e termico
  • Il quadro regionale
  • La posizione italiana
  • ‘Fast to market’ e complementari: ecco perché le rinnovabili (intervista Enel Green power)
  • Una partita non solo per le grandi (intervista Terna)
  • Il mozambico ha scelto il sole (la storia di Moçitaly)

In questo numero:

  • Più famiglie con potere di spesa, classe media è realtà in 11 paesi – Uno studio di standard Bank ha preso in esame alcune tra le economie più dinamiche del continente concludendo che in 14 anni i nuclei a reddito medio sono aumentati del 203%, con un picco del 600% in Nigeria, dove costituiscono l’11% della popolazione.
  • Addis cerca le aziende italiane e rapporti privilegiati con Roma – Lo scorso agosto il primo ministro Desalegn ha ricevuto una folta delegazione di rappresentanti di importanti aziende guidata dall’ambasciatore Giuseppe Mistretta: per il governo etiopico l’Italia è un partner con cui rilanciare le relazioni economiche.

 

  • Boko Haram non spaventa troppo, la Nigeria “resterà un paese stabile” – In vista delle presidenziali del febbraio 2015, Eurasia Group ha migliorato il giudizio sulla stabilità del paese pur ritenendo che gli attacchi degli estremisti nel nord possano anche aumentare. La vittoria di Jonathan garantirebbe ordine nelle regioni petrolifere.
  • Luanda e N’Djamena sono le città, più care al mondo per gli espatriati – Nella classifica stilata da Mercer, la capitale angolana mantiene la prima posizione mentre sale dal quarto al secondo posto quella ciadiana. Le due metropoli precedono Tokyo, Singapore, Zurigo e Ginevra: pesa la difficoltà di trovare standard occidentali.
  • Rapporto globale sulla competitività, per l’Africa le ‘solite’ Mauritius  L’arcipelago dell’Oceano Indiano si colloca al 39° posto a livello globale, perde invece tre posizioni il Sudafrica che resta comunque davanti a Rwanda, Marocco e Botswana. La Nigeria, prima in termini di pil, sconta carenze infrastrutturali e altri fattori critici.

 

  • Zoom / Washington rilancia la sua presenza e sottolinea le differenze con Pechino 
  • Zoom / Ebola, la febbre che affonda le economie più povere 

 

Dentro l’Africa:

  • Prospezioni petrolifere in Angola, a Sonangol il Basso Congo e Kwanza pag. 40
  • Il Mozambico vara un programma, per incrementare la produzione di riso pag. 42
  • Un piano quinquennale per far decollare l’industria conciaria del Kenya pag. 44
  • Infrastrutture, nei prossimi 10 anni il 75% dei fondi a Nigeria e Sudafrica pag. 46
  • Più commercio con i giganti orientali, i piani di Abuja per arrivare a 62 miliardi pag. 48
  • Il Fondo sovrano angolano si muove, primi investimenti in Africa australe pag. 46
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Anno

2

Numero

8
Ottobre 2014