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Sedici anni dopo, il Madagascar reintroduce la concessione dei permessi minerari

di: Valentina Milani | 12 Febbraio 2026

Il governo del Madagascar ha revocato la sospensione sull’emissione di nuovi permessi minerari per la maggior parte dei minerali, una misura in vigore dal 2010 che aveva bloccato l’assegnazione dei titoli nel Paese. La decisione è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 27 gennaio, dopo che il governo ha riformato il catasto minerario. La revoca della moratoria fa parte di un processo più ampio volto a consentire alle comunità locali di beneficiare maggiormente dell’impatto economico dell’attività mineraria.

 

Riforma del catasto e nuovo Codice minerario

Come ricorda Reuters, la moratoria era stata introdotta durante una fase di transizione politica, con le autorità che avevano motivato il provvedimento con fenomeni diffusi di speculazione sui permessi e criticità nella gestione del catasto minerario. La riapertura arriva dopo l’adozione, nel 2023, di un nuovo codice minerario, parte di un più ampio sforzo per rafforzare la supervisione del settore e migliorare la trasparenza nell’assegnazione dei titoli.

Il ministro delle Miniere e delle Risorse Strategiche, Carl Andriamparany, ha dichiarato in conferenza stampa che il permesso minerario è uno strumento essenziale affinché operatori e investitori possano operare legalmente nel Paese, sottolineando che la revoca del sospensione consentirà di sbloccare opportunità di sviluppo in un comparto ritenuto strategico per l’economia nazionale. La ripresa controllata del rilascio dei permessi dovrebbe anche consentire, secondo il ministro, una migliore tracciabilità delle operazioni e una bonifica del settore.

 

Gestione dell’arretrato e prospettive per gli investitori

Secondo l’ultimo rapporto dell’Extractive Industries Transparency Initiative (Eiti), in Madagascar risultavano pendenti migliaia di richieste di permessi minerari presso l’amministrazione competente, accumulate durante gli anni di sospensione. Le autorità non hanno ancora indicato una tempistica per l’esame dell’arretrato. L’amministrazione annuncia un tempo massimo di elaborazione di tre mesi per il rilascio dei primi permessi. Ogni domanda dovrà essere accompagnata da un Fondo Sociale Minerario, destinato a finanziare iniziative per le comunità che vivono in prossimità dei siti minerari.

“Sedici anni di pratiche arretrate rappresentano circa 3.000 permessi pendenti”, ha spiegato Arison André Lovasoa, direttore generale ad interim dell’Ufficio del Catasto Minerario del Madagascar (Bcmm), responsabile della ricezione e dell’elaborazione delle domande.

L’annuncio della revoca della moratoria ha rapidamente sollevato interrogativi sulla gestione di questi numerosi casi pendenti. Secondo le autorità attuali, almeno dieci società minerarie sono interessate a sviluppare progetti su larga scala in Madagascar, mentre tra le aziende in attesa di un permesso minerario c’è la britannica Harena Rare Earths, che sta cercando di sviluppare una miniera di terre rare.

“Non ci saranno distinzioni in base alle dimensioni dell’azienda o al tipo di permesso. Le domande saranno elaborate man mano che pervengono, nell’ordine in cui vengono ricevute. Per quanto riguarda i 3.000 permessi i cui titolari hanno già presentato domanda e attendono la firma da anni, li invitiamo a rivolgersi al Bcmm per aggiornare i propri fascicoli. Verranno inviate loro lettere di sollecito ufficiali. Per quanto riguarda i nuovi investitori che desiderano ottenere nuovi blocchi minerari, ci stiamo lavorando. Il Bcmm comunicherà presto in merito”, ha proseguito Lovasoa, citato da Rfi.

Secondo la stampa locale, il nuovo sistema di assegnazione dei permessi dovrebbe basarsi su diversi meccanismi, combinando autorizzazioni per gli operatori su piccola scala, gare d’appalto competitive per progetti industriali e il coinvolgimento della brigata mineraria nell’esame delle domande.

 

Persistenza del blocco nel settore aurifero

Il governo ha tuttavia deciso di mantenere la moratoria sui permessi per l’oro, citando difficoltà nel regolare e monitorare efficacemente il settore aurifero, in particolare l’estrazione artigianale, la cui portata non corrisponde alle statistiche ufficiali. La discrepanza tra produzione dichiarata – appena 13 chilogrammi secondo le statistiche – e attività effettiva rende necessario, secondo le autorità, preservare restrizioni per questo comparto specifico. “Di fronte a questa situazione, il governo ha riconosciuto la nostra attuale incapacità di regolamentare efficacemente il settore e ha implementato un rigoroso sistema di monitoraggio”, ha aggiunto il ministro delle Miniere.

Il Madagascar dispone di risorse considerate strategiche, tra cui nichel, cobalto, grafite, ilmenite, zaffiro, quarzo, bauxite, mica e terre rare, materie prime sempre più richieste a livello globale nel contesto della transizione energetica. Nonostante ciò, il comparto minerario contribuisce per meno del 5% al prodotto interno lordo (Pil) e quasi il 44% delle esportazioni nazionali.

Questa ripresa arriva dopo l’adozione di un nuovo codice minerario nel 2023, progettato per riprendere il controllo di un settore afflitto da lacune nel catasto. Il governo sostiene che la fine della sospensione offrirà maggiore certezza giuridica agli investitori e aumenterà il peso del settore nell’economia nazionale, mentre il nuovo codice dovrebbe limitare comportamenti speculativi e garantire che i progetti autorizzati avanzino verso le fasi di esplorazione e produzione.

L’attuale governo malgascio, frutto di una transizione istituita dopo il colpo di Stato che ha deposto l’ex presidente Andry Rajoelina, afferma di voler diversificare le proprie alleanze e attrarre nuovi investitori in settori strategici, tra cui quello minerario. Tuttavia, le autorità non hanno specificato le misure di salvaguardia previste per conciliare l’attrattiva economica, la tutela ambientale e i benefici locali, in un Paese in cui lo sfruttamento delle risorse naturali resta una questione sociale e politica delicata.

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