di: Andrea Spinelli Barrile | 10 Marzo 2026
Il Kenya ha raccolto 106,3 miliardi di scellini (707 milioni di euro circa) nell’ambito dell’offerta pubblica iniziale della Kenya pipeline company (Kpc), attirando una sottoscrizione pari al 105,7% guidata da investitori locali e regionali: si tratta della più grande operazione di privatizzazione degli ultimi 20 anni avviata dal governo del Kenya, che ha visto gli investitori (in particolare dall’Uganda) prendere decisamente sul serio l’offerta di Nairobi.
Il governo resterà il secondo azionista in Kpc, con il 35%.
Il segretario del Tesoro del Kenya, John Mbadi, ha detto, presentando i risultati dell’offerta pubblica, che appresentano la fiducia che gli investitori nutrono nell’economia keniana: il governo, con questa operazione, ha venduto il 65% di Kpc, 11,8 miliardi di azioni, con richieste per 12,4 miliardi di azioni. Poiché non è prevista l’opzione greenshoe, che consente ulteriori vendite di azioni, il governo rimborserà 5,4 miliardi di scellini di domande in eccesso.
Tra gli investitori keniani c’è il Fondo nazionale di previdenza sociale (Nssf, con il 41% dell’offerta totale) mentre l’investitore estero di maggioranza, l’Uganda national oil company (Unoc), con altri acquirenti minori nei fondi pensione ruandesi, si è garantito circa il 21%.
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