di: Celine Camoin | 3 Marzo 2026
L’esecutivo della Costa d’Avorio ha varato una riforma strutturale del calendario agricolo per proteggere il settore del cacao, asse portante della stabilità nazionale, da una crisi che rischia di paralizzare l’intera filiera. Come riportato dalla testata Koaci, la decisione è giunta in risposta al crollo delle quotazioni internazionali registrato a partire dal novembre scorso e all’accumulo di ingenti scorte di fava di cacao rimaste invendute.
Il governo ha stabilito un’anticipazione dei tempi delle operazioni commerciali per favorire la circolazione delle merci e garantire liquidità agli operatori. La sessione principale di raccolta e vendita inizierà ora il primo settembre per concludersi il 28 febbraio, mentre la campagna intermedia coprirà il periodo dal primo marzo al 31 agosto. Questo riassetto temporale punta a sollecitare la ripresa degli acquisti da parte delle multinazionali e degli esportatori, che avevano drasticamente ridotto le proprie attività a causa della saturazione dei depositi e della volatilità dei prezzi.
Nonostante le forti turbolenze finanziarie, le autorità hanno confermato il mantenimento del prezzo garantito ai produttori a 2.800 franchi Cfa (4,27 euro) per chilogrammo, una soglia considerata storicamente elevata. Per sostenere questa misura e non far gravare le perdite sui coltivatori, il ministero dell’Economia e i dipartimenti competenti hanno attivato un programma di riacquisto delle scorte residue, iniettando così nuove risorse nel sistema.
Il settore rappresenta un elemento vitale per il tessuto sociale della Costa d’Avorio, con circa 1,2 milioni di agricoltori impegnati direttamente e un indotto che coinvolge complessivamente 8 milioni di persone. La testata sottolinea come il Paese ricopra una posizione di primato globale nella produzione e trasformazione del cacao, pur riuscendo a captare solo una minima frazione del valore generato dall’industria del cioccolato a livello mondiale.
La strategia adottata mira a prevenire una crisi sociale paragonabile a quella avvenuta alla fine degli anni ottanta, quando il crollo dei ricavi agricoli mise in seria difficoltà le zone rurali. In un mercato dominato da grandi gruppi industriali, la scelta del governo è quella di “difendere i redditi dei propri produttori pur componendo con le esigenze di un mercato mondiale le cui regole sfuggono in gran parte”, come evidenziato dall’analisi della fonte. La riuscita della manovra dipenderà ora dalla velocità con cui le aziende esportatrici riassorbiranno i volumi di prodotto disponibili nei prossimi mesi.
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