di: Ernesto Sii | 4 Maggio 2026
Tre giorni, cinque Sale conferenze, oltre trenta panel, cento relatori. Codeway 2026, la fiera internazionale dedicata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile, torna alla Fiera di Roma dal 13 al 15 maggio con un tema programmatico netto, “Il settore privato al centro di crescita e sviluppo”.
Questa edizione trasforma l’appuntamento non più soltanto in una gigantesca piattaforma di incontro tra istituzioni, settore privato e organizzazioni della società civile (Osc), ma nel luogo in cui il ruolo delle imprese nella cooperazione internazionale viene riconosciuto come strutturale, non accessorio. Pmi, grandi gruppi, startup e investitori troveranno a Codeway 2026 un ecosistema progettato per trasformare l’intenzione di fare impresa responsabile in progetti concreti, finanziati e scalabili su scala globale.
La manifestazione che ha ottenuto il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics), vedrà tre giorni intensi, una platea internazionale, panel tematici, sessioni operative e un programma di networking articolato su incontri b2b e b2g. Sotto lo stesso tetto si ritroveranno ancora una volta le istituzioni fondamentali del sistema nazionale e multilaterale, dalle agenzie delle Nazioni Unite al ministero degli Esteri e all’Aics, da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) a Sace e Simest, fino alle organizzazioni non governative, con un’agenda costruita esplicitamente per rispondere alle esigenze operative delle imprese italiane che puntano ai mercati della cooperazione.
La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti, previa iscrizione qui: https://survey.fieraroma.it/execute/survey?surveyID=codeway2026&action=start&lang=it
Il primo giorno: gli strumenti per fare impresa nella cooperazione, dalla salute alle forniture ONU
La prima giornata è costruita interamente attorno a una domanda concreta: di quali strumenti dispongono oggi le imprese italiane per operare nei mercati della cooperazione? La risposta si articola su tre fronti complementari: la finanza pubblica dedicata, l’accesso ai grandi sistemi multilaterali di procurement e le opportunità specifiche del settore sanitario globale.
Il primo panel (11:00-12:00), “Il settore privato al centro di crescita e sviluppo,strumenti a sostegno dell’attività imprenditoriale”, presenta due delle misure più rilevanti per i privati che intendano lavorare in ambito cooperazione. La Misura Imprese Impatto è il nuovo standard di riferimento per il coinvolgimento del settore privato: non un semplice fondo finanziario, ma un ecosistema digitale che semplifica l’accesso ai bandi, la rendicontazione e la certificazione dell’impatto, abbattendo i costi burocratici e rendendo i progetti italiani più competitivi e “bancabili” a livello internazionale.
Sviluppo+ è invece lo strumento di finanziamento che sostiene la crescita delle imprese nei Paesi partner — con priorità all’Africa — attraverso l’aumento del capitale di rischio in imprese ivi localizzate, con risorse finanziabili che vanno da 250.000 a 10 milioni di euro. Ma queste sono solo delle decine di strumenti finanziari e assicurativi che il Sistema Italia (grazie a Sace, Simest, Ice, tutti presenti nel panel e a Codeway con propri stand) offre alle aziende per operare all’Estero.
Sempre al mattino (12:00-13:00), il discorso sugli strumenti viene collegato a casi concreti. Il primo, organizzato con Unido Itpo Italy e lo studio legale, tributario e di business advisory Bergs & More, è dedicato all’Uganda come hub regionale per l’Africa Orientale: “Uganda-Italia: un business hub per l’industrializzazione sostenibile” presenta il Business Hub presso la Camera di commercio ugandese (Uncci) come piattaforma operativa permanente per le imprese italiane nei settori agroindustriale, manifatturiero, delle Ict e della green economy, con la partecipazione di Aics e di una rappresentanza del ministero del Commercio, Industria e Cooperative dell’Uganda.
Subito dopo (13:45-14:00), poi, lo sguardo si sposta sulla salute globale. Il panel “Salute globale, quali opportunità per il settore privato?” mette in fila, nella stessa sala, i tre principali fondi internazionali del settore: Gavi (the Vaccine Alliance), Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria e Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations). Si discute di come l’eccellenza italiana nei comparti farmaceutico, biotecnologico e dei dispositivi medici possa inserirsi nei meccanismi di procurement globale e contribuire al rafforzamento dei sistemi sanitari dei Paesi partner, con particolare attenzione alla capacità produttiva locale, alla logistica dell’ultimo miglio e alla resilienza delle catene di approvvigionamento.
Alle 15:00 poi l’apertura, ‘politica’, della manifestazione alla presenza delle più importanti rappresentanti Istituzionali in tema di esteri e cooperazione.

A chiudere la prima giornata (16:00-17.30) per le aziende sarà un altro momento centrale: quello del procurement di Unops, Unhcr, Wfp, Fao e Undp che consentirà di procedere ad un’analisi strategica del panorama degli appalti delle Nazioni Unite. Questa sessione esaminerà nel dettaglio l’impatto delle emergenze umanitarie, dei conflitti e dei disastri naturali sulle catene di fornitura globali. Gli esperti forniranno approfondimenti esclusivi sulle necessità operative dell’Onu e sulle crescenti opportunità per il settore privato.
Parlando di procurement sostenibile verranno messi in evidenza i prossimi bandi di gara in comparti cruciali come Energia, Salute, Agricoltura, Infrastrutture e Digitalizzazione. L’incontro consentirà di approfondire e di conoscere i protagonisti del procurement per orientarsi con successo nel mercato degli appalti Onu — un ecosistema che supera i 25 miliardi di dollari — e come allineare le competenze tecniche delle aziende con gli obiettivi di impatto sociale delle Nazioni Unite.
Il secondo giorno: sport, innovazione, formazione tecnica e gestione delle crisi
La seconda giornata cambia registro. Se il mercoledì è la giornata degli strumenti e delle opportunità pratiche, il giovedì è quella dei temi: un percorso volutamente ampio che attraversa lo sport, lo spazio, la formazione tecnica, l’acqua, il ruolo degli enti territoriali, l’innovazione e il nodo — sempre più centrale nel dibattito internazionale — della transizione dall’emergenza allo sviluppo.
Si apre con lo sport. Il panel “Sport e cooperazione” (10:00-11:00), costruito in collaborazione con il Coni, legge l’attività sportiva come linguaggio universale e strumento di diplomazia non convenzionale, capace di favorire dialogo e stabilità in contesti geopolitici complessi.
Si passa poi al “One Health: l’approccio integrato per filiere agricole e sanitarie resilienti” (11:00-12:00), organizzato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam). Il concetto di One Health — l’interconnessione tra salute umana, animale e degli ecosistemi — viene qui trattato non come obiettivo finale ma come metodologia operativa, principio guida trasversale della governance della cooperazione. Il panel presenta esperienze concrete già funzionanti nell’ambito di partenariati strategici.
A seguire, il panel “Ecosistemi di innovazione locali e cooperazione internazionale” (12:00-13:00), organizzato in collaborazione con il Ciheam di Bari, si concentra sulla nascita di startup e incubatori nei Paesi partner come strumento per trasformare le sfide demografiche in opportunità economiche e per ridurre le cause profonde delle migrazioni forzate.

La mattinata si chiude con “Il capitale umano tecnico come leva di sviluppo” (13:00-14:00), costruito in collaborazione con il gruppo De Lorenzo: un dialogo inedito tra governo e settore privato su come l’istruzione tecnico-professionale possa essere misurata, finanziata e resa replicabile nei Paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione all’Africa subsahariana. In anteprima viene presentato uno studio originale sui ritorni economici della formazione tecnica.
Nel pomeriggio il programma si apre con “Acqua per lo sviluppo: il Sistema Italia alla sfida della resilienza idrica in Africa” (14:00-15:00), un panel che — partendo dai risultati del Meeting di Dakar e in vista della UN Water Conference 2026 — mostra come la gestione idrica si stia trasformando da sfida emergenziale a opportunità di sviluppo strutturale.
A seguire, “Partenariati territoriali e imprese: un nuovo ponte per lo sviluppo sostenibile” (15:00-16:00), organizzato con Aics, mette al centro il ruolo degli enti locali italiani come gateway per le imprese verso i mercati dei Paesi partner. Attraverso casi studio che coinvolgono varie regioni italiani, ma anche alcuni comuni e aziende dei territori, il panel dimostra come la cooperazione decentrata possa generare filiere economiche locali e funzionare come corsia preferenziale per il Sistema Italia verso mercati che richiedono competenze, tecnologia e governance di qualità.
Chiude la giornata il panel “Da emergenza a sviluppo: integrare soccorso, sicurezza e sviluppo nelle crisi complesse” (16:00-17:00), organizzato in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile. Il tema è quello — cruciale nell’attuale contesto di policrisi — del superamento della separazione netta tra interventi d’emergenza e programmi di sviluppo: lo sviluppo, è la tesi del panel, deve iniziare dentro l’emergenza. In parallelo, nella Conference Room, la Dgcs propone un incontro dedicato ai giovani — “Progettare il futuro: come prepararsi alle carriere internazionali” — costruito con il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (Desa).
Il terzo giorno: agricoltura e sistemi alimentari
La terza giornata conclusiva è interamente dedicata all’agricoltura e ai sistemi alimentari, sempre più riconosciuti come snodo decisivo della cooperazione internazionale, della sicurezza globale e della transizione climatica.
Codeway 2026 ospita, in apertura di giornata, un high-level meeting della Fao — “Scaling Farmers’ Markets for Local Agrifood Systems Transformation. Italy–Fao Partnership for Local Agrifood Systems Transformation” — che presenta i risultati concreti raggiunti dalla Food Coalition a cinque anni dalla Dichiarazione del G20 di Matera, con un focus particolare sul Global Network of Farmers’ Markets come iniziativa di punta. L’evento vedrà confrontarsi le principali realtà internazionali che si occupano del tema. L’obiettivo politico è posizionare Italia e Fao come ancore strategiche della prossima fase di implementazione, imperniata sui sistemi agroalimentari locali.
Il tema viene ripreso, in chiave italiana, dal panel “Creare valore nei sistemi locali del cibo: il modello italiano verso il Food Systems Summit 2027”, organizzato in collaborazione con il Ciheam di Bari. Il workshop restituisce i primi risultati dei progetti di assistenza strategica alle Un coalition — “Resilient Local Food Supply Chain”, “True Value Food” e “Food is Never Waste” — finanziati dal Maeci, e si inserisce nel percorso partecipativo nazionale volto a definire il Collaborative Position Paper da presentare al prossimo Un Food Systems Summit +6 del 2027. La creazione di valore viene qui intesa in senso multidimensionale: economico, sociale, culturale e ambientale.

Codeway 2026 in numeri: programma, sale e B2B
Tre giornate, dunque, costruite secondo una precisa architettura narrativa. Il mercoledì è la giornata dell’accesso: strumenti finanziari, regole, procurement multilaterale, opportunità nel settore sanitario. Il giovedì è la giornata delle traiettorie tematiche, con un programma volutamente ampio che mostra quanti fronti la cooperazione possa oggi presidiare: dallo sport alla space economy, dalla formazione tecnica ai partenariati regionali, dall’acqua alla gestione integrata delle crisi. Il venerdì è la giornata della terra, del cibo e della salute, con un filo che unisce il piano multilaterale (la Fao), quello nazionale (il modello del Ciheam di Bari e del Sistema Italia) e quello operativo del One Health.
A tenere insieme il tutto — come da tema programmatico — il ruolo del settore privato, riconosciuto non più soltanto come donatore o contractor, ma come parte strutturale di una cooperazione che chiede alle imprese di essere protagoniste dello sviluppo condiviso. In questo senso, Codeway 2026 supera la fase della semplice fiera per diventare la piattaforma dove il settore privato italiano trova gli strumenti, i partner e le risorse per giocare la propria partita sui mercati globali della cooperazione.

C’è poi il pezzo dei numeri, quello che i visitatori e imprenditori potranno controllare direttamente. Più di trenta panel verticali, distribuiti su cinque sale (Plenary, Arena, Conference Room, Cooperation Room, Exhibitors talks) e affiancati da uno spazio dedicato all’incontro fra domanda e offerta — la B2B & Networking Area — con un programma strutturato di colloqui bilaterali nelle giornate del 14 e 15 maggio. Una sessione speciale è pensata per i giovani che vogliono costruire una carriera internazionale: rappresentanti Dgcs, Avsi, Vis e Desa insieme per spiegare strade, concorsi, percorsi.
Difficile, da una sola scaletta, restituire la varietà dei mondi che si daranno appuntamento alla Fiera di Roma. C’è un pezzo di Italia delle istituzioni e delle agenzie multilaterali; c’è l’Italia dei territori — le Regioni, i Comuni, le università, i centri di ricerca; c’è l’Italia delle imprese, dalle multiutility ai gruppi industriali, fino alle PMI esportatrici; c’è il Terzo Settore, con il suo know-how operativo accumulato in decenni di lavoro sul campo. Tutti, in tre giorni, sotto lo stesso tetto. Non una sommatoria di soggetti, ma un vero e proprio ecosistema.
Le iscrizioni a Codeway 2026 sono aperte sul sito ufficiale.






