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Capo Verde: declino demografico minaccia pensioni, Fmi

di: Celine Camoin | 5 Marzo 2026

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) lancia l’allarme sulla tenuta del sistema pensionistico a Capo Verde, minacciato dal forte calo demografico e dall’emigrazione. Secondo la testata Expresso das Ilhas, che cita a sua volta un dispaccio dell’agenzia Lusa, l’organizzazione ha avvertito che il declino della popolazione dell’arcipelago nell’ultimo decennio rappresenta una sfida significativa e impone urgenti correttivi per i conti pubblici del Paese.

Nel suo documento, l’organizzazione finanziaria evidenzia come i rischi per il sistema di previdenza del Paese siano aggravati dalla bassa redditività della maggior parte delle attività dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) locale, oltre che dall’espansione delle prestazioni erogate e da una rapida crescita delle spese. L’Fmi ritiene infatti che la solvibilità del regime previdenziale sia molto più precaria di quanto valutato in precedenza, poiché gli ultimi dati si basavano su proiezioni di crescita demografica eccessivamente ottimistiche. A livello statistico, la popolazione capoverdiana è scesa a circa 483.000 abitanti nel 2021, segnando una flessione dell’1,6 percento rispetto al censimento del 2010, come certificato dall’Istituto nazionale di statistica (Ine).

Di fronte a questo scenario critico, l’Fmi raccomanda all’istituto un rigoroso controllo dei costi, suggerendo di evitare l’introduzione di nuovi benefici e di trasferire gradualmente le proprie risorse dai depositi bancari a bassa redditività verso strumenti finanziari esteri più remunerativi. Questa transizione, sottolinea l’organizzazione nel testo ripreso dai media locali, “deve essere fatta gradualmente, in stretta coordinazione” con la Banca di Capo Verde (Bcv) per scongiurare eventuali crisi di liquidità, avvalendosi anche del supporto di consulenti finanziari esterni. Qualora tali misure non dovessero rivelarsi sufficienti, gli esperti internazionali ritengono che dovrà essere presa in considerazione una riforma strutturale volta ad innalzare in modo progressivo l’età pensionabile, allineandola al naturale aumento dell’aspettativa di vita.

Il rapporto mette in luce un dato preoccupante: la spesa del sistema previdenziale è cresciuta del 12 percento all’anno tra il 2023 e il 2024, un ritmo che raddoppierebbe gli esborsi nominali in meno di sei anni se non venisse arginato. Tuttavia, l’Fmi sconsiglia categoricamente al governo locale di aumentare le aliquote contributive per i datori di lavoro o i dipendenti. La tassa attuale del 24,5 percento è già considerata elevata e un ulteriore rincaro finirebbe per pregiudicare la creazione di nuovi posti di lavoro e il processo di formalizzazione dell’economia del Paese.

L’analisi traccia infine un quadro più ampio sull’economia nazionale, promuovendo le politiche macroeconomiche generali adottate. Per l’anno in corso, l’Fmi prevede una crescita del prodotto interno lordo (Pil) reale del 5,1 percento, con un’inflazione contenuta al 2 percento e un debito pubblico in discesa al 97 percento. Restano però i moniti legati alle perdite croniche delle aziende statali, in particolare per quanto riguarda la compagnia aerea nazionale, le cui difficoltà continuano a pesare sulle finanze del Paese.

© Riproduzione riservata

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