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Angola: stanziamento di fondi per la cultura e il patrimonio

di: Celine Camoin | 9 Febbraio 2026

Il governo angolano ha dato il via libera a un massiccio piano di investimenti nel settore culturale che supera i 15 miliardi di kwanza (13,8 milioni di euro), puntando sulla riabilitazione di musei, infrastrutture storiche e il potenziamento del personale specializzato. Secondo quanto riportato dal giornale Expansão, l’operazione è stata formalizzata attraverso diversi decreti presidenziali pubblicati nella Gazzetta ufficiale il 3 febbraio, con l’obiettivo di trasformare la cultura in un asse strategico per lo sviluppo economico e turistico del Paese.

L’intervento più urgente riguarda il Museo nacional de historia natural a Luanda, dove sono stati stanziati 4,8 miliardi di kwanza (4,4 milioni di euro) per risolvere gravi problemi strutturali che mettevano a rischio l’incolumità di lavoratori e visitatori. La testata Expansão sottolinea come questo recupero avvenga tramite una procedura di contrattazione emergenziale per garantire la stabilità dell’edificio situato nel Largo do Kinaxixi.

Una quota significativa delle risorse, pari a 9,5 miliardi di kwanza (8,7 milioni di euro), è destinata invece alla provincia di Malanje per il montaggio di due ponti di acciaio e il miglioramento degli accessi al Parque nacional da Cangandala. Questo progetto, pur avendo una natura infrastrutturale, è considerato fondamentale per valorizzare il patrimonio naturale e potenziare l’offerta del turismo culturale nella regione.

Parallelamente ai lavori fisici, il governo ha autorizzato l’assunzione eccezionale di 338 nuovi funzionari per il ministerio da Cultura e gli organismi collegati. Questa misura risponde alla necessità di garantire quadri tecnici specializzati per la gestione e la manutenzione dei siti riabilitati. Tra gli altri interventi di rilievo figura la conversione dei cinema Alfa 1 e 2 di Luanda nel futuro Museo do cinema e das imagens em movimento, con un investimento addizionale di 895,1 milioni di kwanza (827.000 euro) per adeguare la struttura alle moderne esigenze museologiche.

Questa strategia di riposizionamento riflette la volontà dell’esecutivo di considerare la cultura non solo come memoria storica, ma come un vero e proprio catalizzatore per la diversificazione dell’economia nazionale. Nonostante il peso diretto del settore nel Prodotto interno lordo sia ancora ridotto, il recupero di centri culturali e siti storici viene visto come un motore per la creazione di posti di lavoro e l’attrazione di flussi turistici urbani in tutto il Paese.

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