di: Ernesto Sii | 8 Gennaio 2026
La storica alleanza tra l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (Eau) è stata sostituita da una “guerra fredda” per l’egemonia regionale che coinvolge lo Yemen, ma che, in prospettiva, sembra destinato a interessare anche il Sudan e il Corno d’Africa. A sostenerlo è un editoriale pubblicato dal Middle East Monitor, in cui l’analista Imran Khalid evidenzia come la facciata di unità tra le due potenze si sia incrinata all’inizio del 2026, lasciando spazio a dispute giurisdizionali ad alto rischio.
Il punto di rottura si è manifestato alla fine del 2025, quando l’aviazione saudita ha colpito il porto yemenita di Mukalla per bloccare un carico di armi destinato al Consiglio di transizione del sud (Stc), sostenuto dagli Emirati. Khalid descrive l’episodio come un momento di “linea rossa” per Riyad e un “palese assalto militare” per Abu Dhabi.
Secondo l’editoriale, la divergenza tra i due sarebbe strutturale. Da un lato, l’Arabia Saudita punta alla sovranità e all’integrità territoriale di uno Yemen unito, considerato essenziale per la sicurezza dei propri confini, dall’altro, gli Emirati Arabi Uniti perseguono una strategia di “impero marittimo”, preferendo uno Stato indipendente nel sud dello Yemen che garantisca il controllo delle rotte commerciali nel Bab el-Mandeb.
Ma quello che secondo Imran Khalid appare chiaro alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi è che la competizione si è spostata oltre il Mar Rosso, in Africa Orientale, un territorio dove in prospettiva i due contendenti potrebbero fronteggiarsi nei prossimi mesi. In Sudan, mentre Riyad sostiene le forze armate regolari per preservare le istituzioni statali, gli Emirati sono accusati di appoggiare le Forze di supporto rapido (Rsf). L’autore osserva che Abu Dhabi predilige “partner non statali agili” in grado di assicurare interessi logistici ed economici immediati. “La rivalità – scrive Kham – si è ora estesa fino al Corno d’Africa, creando una complessa rete di diplomazia ‘da porto a porto’. Il recente riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland da parte di Israele – una mossa non condannata dagli Emirati Arabi Uniti ma aspramente criticata dall’Arabia Saudita – ha trasformato la regione in un nuovo teatro di competizione. Sostenendo il Somaliland e il suo porto di Berbera, gli Emirati Arabi Uniti ottengono un punto d’appoggio strategico che aggira il governo centrale di Mogadiscio, sostenuto da Riyadh”.
Secondo Khalid, il recente riavvicinamento tra il principe ereditario Mohammed bin Salman e il presidente statunitense Donald Trump ha spinto Washington verso la visione saudita di stabilità regionale. Tuttavia, nonostante la retorica accesa, un conflitto diretto tra Riyad e Abu Dhabi è escluso: entrambi i Paesi sono troppo integrati economicamente e dipendenti dal successo delle rispettive visioni di sviluppo per il 2030 e il 2031.
L’editoriale conclude con un avvertimento sulla “sudanizzazione” dei conflitti: il rischio che attori locali in Yemen o Somalia sfruttino la rivalità tra le due potenze per ottenere armi e finanziamenti, minacciando la sicurezza delle rotte commerciali globali.
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