di: Andrea Spinelli Barrile | 9 Gennaio 2026
Come ogni anno, è in corso in questo inizio 2026 il tradizionale tour del capo della diplomazia cinese, il ministro degli Esteri Wang Yi, nel continente africano. Il tour di Wang, in questo 2026, si concentrerà sull’Africa orientale, il versante del continente che, commercialmente, più di tutti guarda verso l’Asia. Il viaggio si concluderà il 12 gennaio.
L’Africa orientale, per Pechino, è una regione strategicamente fondamentale: Wang sarà in Etiopia, Somalia, Tanzania e Lesotho, unica tappa in Africa australe. In Etiopia, prima tappa del suo viaggio, Wang, che è anche membro dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese, parteciperà alla cerimonia di lancio dell’Anno degli scambi tra i popoli Cina-Africa presso la sede centrale dell’Unione africana (Ua), ad Addis Abeba. Il 2026 infatti segna il 70esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina e Africa.
Come ricorda anche l’agenzia stampa cinese Xinhua, la visita di Wang ai quattro Paesi africani e la sua partecipazione alla cerimonia di lancio dell’Anno degli scambi interpersonali Cina-Africa contribuiscono a perpetuare la bella tradizione che vede il Ministro degli Esteri cinese scegliere l’Africa per la prima visita all’estero ogni anno negli ultimi 36 anni.
In Somalia, tra l’altro, la visita di Wang Yi rappresenta la prima di un ministro degli Esteri cinese dagli anni Ottanta: dopo l’annuncio israeliano di riconoscimento unilaterale della regione separatista del Somaliland, Pechino, che ha mire mai nascoste di espansione della propria influenza nel Golfo di Aden (e l’ingresso al Mar Rosso, corridoio fondamentale per le merci cinesi verso l’Europa e l’Asia occidentale) ha espresso il proprio sostegno a Mogadiscio.
È però la Tanzania il vero cuore del tour africano 2026 di Wang Yi: oggi il Paese dell’Africa orientale è fondamentale per Pechino per assicurarsi l’accesso ai vasti giacimenti di rame dell’entroterra africano. Sono cinesi le aziende impegnate nella ristrutturazione della ferrovia Tazara, che attraversa il confine tanzaniano fino in Zambia, dove il primo ministro cinese Li Qiang è stato in visita ufficiale a novembre (il primo di un premier cinese da 28 anni). La corsa ai minerali africani, tra l’altro in aperta opposizione al corridoio di Lobito che invece punta ad assicurare ai partner occidentali (Usa, Ue e anche Italia, con un ruolo importante) l’accesso ai minerali dello Zambia ma tramite un porto Atlantico (e Angola e Repubblica democratica del Congo), e il rinnovo della Tazara è costata, fino ad oggi, 1,4 miliardi di dollari a Pechino.
In Lesotho, Wang Yi metterà a disposizione il grande mercato cinese e la sua economia da 19 trilioni di dollari a un Paese con un Pil di poco superiore ai 2 miliardi di dollari ma tra i più colpiti dai nuovi dazi decisi dalla Casa bianca (fino al 50% delle esportazioni verso gli Usa), proponendo una politica opposta: in risposta ai dazi di Trump, la Cina ha infatti spalancato le porte a tutto il Sud del mondo, eliminando ogni tariffa di accesso alla sua enorme economia per i prodotti africani.
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