di: Andrea Spinelli Barrile | 1 Aprile 2026
Quasi il 69% delle frodi biometriche che colpiscono le aziende fintech africane è ora generato dall’intelligenza artificiale. Lo rivela un rapporto pubblicato dalla società di verifica dell’identità Smile Id, una piattaforma africana specializzata nella verifica dell’identità digitale, nel rilevamento delle frodi e nella conformità Kyc/Aa.
Lo studio evidenzia un profondo cambiamento nei metodi utilizzati dalle reti criminali nell’economia digitale del continente. Intitolato “Frodi dell’identità digitale in Africa 2026″, lo studio si basa sull’analisi di oltre 200 milioni di controlli di identità effettuati nel 2025 in 35 Paesi africani, tratti da un database cumulativo di oltre 400 milioni di controlli dal 2019 e i risultati mostrano che le frodi si stanno gradualmente spostando verso account esistenti piuttosto che verso la creazione di profili falsi.
Per molto tempo, le piattaforme fintech hanno concentrato i loro sistemi di sicurezza sulla fase di apertura del conto, richiedendo agli utenti di inviare un documento d’identità e un selfie per verificare la propria identità. Ma ora i truffatori hanno spostato i loro attacchi ai punti di accesso chiave del conto, come l’accesso, la reimpostazione della password o il cambio di dispositivo. Secondo Smile Id, questi tentativi di furto di account sono ora cinque volte più frequenti delle frodi relative alle registrazioni: i sistemi di sicurezza sono spesso meno rigorosi in queste fasi, creando opportunità per i criminali informatici.
Lo studio evidenzia anche l’ascesa di reti organizzate in grado di sferrare attacchi su larga scala. In un singolo caso osservato nel 2025, un gruppo di truffatori avrebbe utilizzato circa cento volti biometrici rubati per lanciare oltre 160.000 tentativi di verifica in un mese su diverse piattaforme fintech africane. Alcune identità sono state utilizzate più di 12.000 volte nei tentativi di accesso, rivelando un riutilizzo sistematico di dati biometrici rubati: per i ricercatori di Smile Id, queste pratiche dimostrano l’emergere di vere e proprie “filiere” di identità digitali, alimentate da database hackerati o credenziali raccolte sul mercato nero.
L’intelligenza artificiale gioca ormai un ruolo centrale in queste operazioni: il rapporto stima che il 69% dei casi di frode biometrica rilevati nel 2025 riguarderà tecnologie di intelligenza artificiale, tra cui deepfake, volti sintetici o manipolazione facciale automatizzata. Questi strumenti consentono ai truffatori di creare identità digitali credibili a costi molto bassi e di testare ripetutamente i sistemi di sicurezza finché non viene individuata una vulnerabilità.
In Africa occidentale i tentativi di frode nel settore bancario al dettaglio sono aumentati di circa il 50% entro il 2025, soprattutto durante le operazioni di accesso o di recupero dei conti: gli esperti ritengono che questa tendenza rappresenti una sfida importante per il futuro della finanza digitale nel continente dove, nell’ultimo decennio, la percentuale di adulti africani con un conto finanziario è aumentata dal 34% a quasi il 60%, con oltre 200 milioni di nuovi conti creati. Progressi che potrebbero essere compromessi se la fiducia degli utenti venisse a mancare.
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