spot_img
0,00 EUR

Nessun prodotto nel carrello.

Africa: dopo il Piano Mattei, l’Italia si offre di giocare un ruolo politico nel continente

di: Massimo Zaurrini | 11 Marzo 2026

C’è una notizia che quasi nessuno sembra aver davvero notato nel racconto del viaggio di Giorgia Meloni ad Addis Abeba, lo scorso 14 febbraio. Non il secondo Vertice Italia-Africa, non i nuovi progetti del Piano Mattei, non la cornice suggestiva della sede dell’Unione Africana. La vera novità, quella che potrebbe avere le conseguenze più rilevanti nel medio periodo, è altra: l’Italia sente di aver maturato in Africa una “credibilità” che la presidente del Consiglio ha fatto capire di essere pronta a spendere sul piano strettamente politico, candidando il Paese a un ruolo di mediazione nei conflitti e nelle crisi che attraversano il continente. Una svolta silenziosa, quasi sottovoce, eppure chiarissima a chi ha ascoltato con attenzione il discorso che Meloni ha tenuto di fronte all’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana (Ua).

Due anni di Piano Mattei, secondo le istituzioni italiane, avrebbero costruito per l’Italia una buona reputazione. E Meloni vuole ‘incassare’ questa reputazione e portare le relazioni tra Italia e Africa a un livello successivo. Lo si capisce fin dall’incipit del suo intervento, quando accoglie l’invito a parlare davanti all’assemblea come “un riconoscimento che non può che inorgoglire l’Italia e che l’Italia accoglie con rispetto e senso di responsabilità”. Non sembra solo una retorica diplomatica di circostanza. Questo incipit sembra rivendicare la consapevolezza che qualcosa è cambiato nel modo in cui l’Africa guarda a Roma, e che questo cambiamento apre spazi politici nuovi.

Il cuore della nuova postura italiana emerge in un passaggio del discorso che merita di essere riportato per intero, perché ne condensa con precisione la portata: “La nostra vuole essere anche una collaborazione politica sul piano multilaterale. Vogliamo contribuire a rafforzare il lavoro prezioso che svolge quotidianamente l’Unione Africana, assicurando una maggiore coerenza delle attività di mediazione portate avanti dall’Onu, dall’Unione Europea e dai principali partner internazionali. Continueremo a fare la nostra parte, perché siamo consapevoli che il futuro dell’Italia e dell’Europa dipende anche da un’Africa sicura, prospera e in pace“. Non è un inciso marginale. Sembra essere una dichiarazione programmatica: l’Italia vuole diventare un attore di coordinamento diplomatico tra le principali organizzazioni internazionali che operano sul continente, assumendo un ruolo di raccordo e di coerenza nelle attività di mediazione.

Meloni cita esplicitamente il Sudan e l’est della Repubblica Democratica del Congo come aree di crisi in cui la stabilità africana si intreccia direttamente con la sicurezza europea. Il messaggio è netto: non si tratta di altruismo geopolitico, ma di interesse nazionale consapevole, che passa attraverso un impegno concreto nei teatri di crisi africani.

Per capire su quale fondamento poggi questa candidatura politica, bisogna tornare alla definizione che la presidente offre del ruolo italiano nel rapporto con l’Africa. Nel suo discorso, Meloni costruisce con cura l’immagine di un’Italia che non si propone come potenza egemone né come benefattore, ma come partner alla pari con una vocazione specifica: “L’Italia intende continuare a essere un ponte privilegiato tra Europa e Africa, mettendo a disposizione la forza delle sue istituzioni, la sua grande tradizione di dialogo, la competenza delle proprie imprese”. Il “ponte privilegiato” non è una metafora generica. Indica una funzione precisa: quella di chi conosce entrambe le sponde, gode della fiducia di entrambe, e può quindi facilitare il dialogo dove altri farebbero più fatica.

Questa funzione di raccordo si fonda su quello che Meloni presenta come un tratto identitario profondo della nazione: “Ho l’onore di guidare una Nazione che ha incise, nel proprio Dna, alcune caratteristiche che storicamente la rendono un interlocutore stimato e apprezzato: la propensione al dialogo, la capacità di confronto, il rispetto per gli altri prima di ogni altra cosa”. Il richiamo al Dna nazionale ha un forte sapore retorico, ma con esso Meloni sembra offrire la storia diplomatica italiana come garanzia di affidabilità.

“Si dice molto spesso, nelle tante analisi del tempo travagliato e complesso che stiamo vivendo, che la Storia abbia ripreso a correre – prosegue Meloni in un altro passaggio del suo discorso -. È vero. E la mia opinione è che oggi corre qui. L’Africa non è un capitolo a margine di questa Storia, tutt’altro, e chi non comprende questo scenario rischia di restare indietro. Ma chi comprende questo scenario vede la realtà: un continente dalle mille peculiarità e dalle mille istanze, alcune delle quali molto diverse tra loro. Un Continente ricco di risorse, materie prime, e terre coltivabili e che può contare su una forza dirimente nell’epoca del sapere, ovvero il capitale umano. Ragione per cui l’Italia ha concentrato molte delle sue energie su progetti di formazione per i giovani, anche in ambito di intelligenza artificiale. Il nostro punto di vista, insomma, è che l’Italia e l’Europa non possono ragionare di futuro senza tenere nella giusta considerazione l’Africa. Perché il nostro futuro dipende anche dal vostro”.

La credibilità di cui Meloni sente di potersi avvalere è quella che ritiene di aver ottenuto in due anni di lavoro del Piano Mattei, che la presidente descrive come “il contributo dell’Italia alla vostra agenda”. Un particolare che è il cuore della strategia comunicativa e politica italiana: non si offre un modello di sviluppo, si mette a disposizione un know-how. La differenza con l’approccio tradizionale occidentale è voluta e rivendicata: “Se guardi i tuoi interlocutori dall’alto in basso, non puoi collaborare con loro. Se vuoi depredare le loro risorse, la tua non è cooperazione. Anche se vuoi solo fare beneficenza, non puoi definirla cooperazione.”

Resta da vedere se e come l’Africa raccoglierà la volontà italiana di giocare un ruolo politico.

Articoli correlati

spot_img

Codeway 2026

spot_img

Rubriche