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Africa centrale: banche intransigenti contro clienti insolventi

di: Celine Camoin | 3 Marzo 2026

Le autorità monetarie dell’Africa centrale hanno introdotto misure drastiche per contrastare l’aumento dei crediti deteriorati che minacciano la stabilità finanziaria della regione. Un nuovo regolamento della Cemac (Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale), entrato in vigore all’inizio dell’anno, autorizza il blocco totale dell’accesso ai conti bancari per i clienti insolventi. Come riportato dalla testata Ecomatin, questa riforma mira a ridurre l’ingente volume di sofferenze che, alla fine del 2024, superava i 2.024 miliardi di franchi Cfa (3,08 miliardi di euro), rappresentando oltre il 16% dei crediti totali erogati.

Il provvedimento, adottato dal comitato ministeriale dell’Umac (Unione monetaria dell’Africa centrale), prevede l’istituzione di un meccanismo di messa all’indice per chiunque non rimborsi i propri debiti nei tempi stabiliti. Secondo le nuove norme, dopo un ritardo nei pagamenti superiore ai tre mesi, la procedura può essere attivata portando al congelamento operativo dei conti presso banche, istituti di microfinanza e società di pagamento supervisionate dalla Cobac (Commissione bancaria dell’Africa centrale). Il cliente sanzionato non potrà effettuare operazioni di addebito, aprire nuovi conti o agire come firmatario in alcuna transazione finanziaria nei sei Paesi dell’area fino alla regolarizzazione della propria posizione.

La normativa colpisce duramente anche i vertici societari, prevedendo che la responsabilità possa essere estesa agli amministratori delegati e ai gestori delle persone morali inadempienti. In tali casi, il ministero dell’Economia e le autorità competenti possono disporre l’interdizione dai conti personali dei dirigenti per accrescere la pressione sulle imprese debitrici. La Cobac gestirà un registro regionale dei cattivi pagatori accessibile alla Beac (Banca degli Stati dell’Africa centrale) e agli altri enti finanziari, con la possibilità di pubblicare i nomi di chi permane nella lista per più di dodici mesi.

Le autorità hanno giustificato questa stretta senza precedenti definendo le insolvenze un fattore di rischio sistemico che compromette la liquidità e la solvibilità dell’intero sistema creditizio del Paese e dei suoi vicini. L’alto livello di impieghi non rimborsati limita infatti la capacità delle banche di finanziare nuovi investimenti per famiglie e imprese, rallentando la crescita economica regionale. La revoca di queste restrizioni sarà possibile esclusivamente attraverso il rimborso integrale del debito o una ristrutturazione formale del credito concordata con gli istituti coinvolti.

© Riproduzione riservata

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