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AD di Calzedonia: “Ecco perché abbiamo scelto l’Etiopia”

di: Redazione | 29 Settembre 2016

“Perché abbiamo deciso di aprire uno stabilimento produttivo in Etiopia? Per diversificare, posizionarci in un contesto geografico interessante, un mercato potenziale e per ridurre i rischi di concentrare la nostra produzione in singole regioni cercando di cogliere allo stesso tempo i vantaggi offerti dall’Etiopia”. Così ieri a Verona, l’amministratore delegato di Calzedonia, Marco Carletto, ha raccontato a una platea di aziende e rappresentanti di istituzioni, organizzazioni e studi legali, l’esperienza di una impresa italiana che non è nuova a palcoscenici internazionali ma che per la prima volta ha deciso di “scommettere” sull’Africa subsahariana.
Intervenendo a un seminario organizzato da Veronafiere a margine di Marmomac, evento fieristico in questi giorni in corso nella città scaligera, Carletto non ha nascosto le criticità dell’impegno in Etiopia, sottolineando però come il Paese sia al centro di una trasformazione rapida e positiva sotto diversi aspetti.
“Ci siamo avvicinati all’Etiopia nel 2014 – ha detto Carletto – e da quest’anno abbiamo un centro di formazione operativo con circa 120 persone che vi stanno lavorando. A regime, tra il 2019 e il 2020, daremo lavoro a 1200 persone e produrremo soprattutto per esportare”. La scelta sull’Etiopia, ha proseguito, è ricaduta perché si tratta di un Paese relativamente vicino e ben posizionato geograficamente, accogliente, con costi contenuti per manodopera, energia, terra.
Calzedonia prevede un investimento totale di 12 milioni di euro ed è già avanti nella fase di realizzazione dell’impianto che sarà situato a Makallè, nel Tigray.
A pesare, secondo Carletto, sono l’assenza di un network industriale sviluppato, la carenza di materie prime di qualità prodotte localmente, la carenza di manodopera specializzata. “Ma se questi sono problemi comuni a tanti Paesi in via di sviluppo – ha specificato – i problemi più significativi sono la logistica, legata alla mancanza di uno sbocco al mare e alla lentezza dei collegamenti con Gibuti, e soprattutto le problematiche legate all’operatività delle banche che risulta al momento limitata”.  Nonostante i problemi, anche nell’arco di breve tempo – ha concluso il dirigente – stiamo vedendo grandi trasformazioni in ambiti – come la logistica o la fornitura di energia – che saranno fondamentali per lo sviluppo delle nostre attività”. [GB]
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Per approfondire:

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