di: Andrea Spinelli Barrile | 2 Aprile 2026
L’impatto del conflitto mediorientale sull’economia africana potrebbe essere modesto, influenzando la crescita di appena 0,2 punti percentuali. Lo ha detto ieri Kevin Urama, capo economista della Banca africana di sviluppo (Afdb), che ha comunque detto che la nuova crisi mediorientale si stratifica su un quadro generale già indebolito dal peso del debito, dalla riduzione degli aiuti e dall’instabilità globale. Lo si apprende da una nota ufficiale.
“Se la guerra dovesse protrarsi fino a sei mesi, potremmo assistere a un calo di circa l’1,5%” ha detto Urama, sottolineando come il conflitto aggravi l’impatto dei bassi investimenti diretti esteri e della riduzione degli aiuti ufficiali allo sviluppo e dei flussi finanziari verso l’Africa.
L’Afdb prevede che il ritmo di crescita economica dell’Africa accelererà al 4,3% quest’anno e al 4,5% nel 2027, ma l’aumento del debito e le pressioni fiscali rappresentano ostacoli significativi. L’impatto negativo del conflitto potrebbe essere compensato, per i Paesi africani esportatori di petrolio, dall’aumento dei prezzi del petrolio dovuto all’interruzione delle forniture.
In teoria, la capacità di raffinazione nazionale, come quella della raffineria petrolifera Dangote in Nigeria, potrebbe anche proteggere il continente dalle interruzioni di approvvigionamento ma Urama ha notato come la crisi stia già avendo ripercussioni sulle economie africane attraverso l’aumento dei prezzi di carburante, cibo e fertilizzanti.
Attualmente, circa 29 Paesi africani hanno già subito un deprezzamento della propria valuta legato alle pressioni inflazionistiche derivanti dallo shock: inoltre, a livello continentale, gli obblighi relativi al servizio del debito stanno attualmente assorbendo oltre il 31% delle entrate pubbliche, sottraendo risorse agli investimenti in sanità, istruzione e infrastrutture. Nel 2024 il debito pubblico totale africano ha raggiunto i 1.900 miliardi di dollari, con sette Paesi in difficoltà finanziarie e altri 13 ad alto rischio.
L’Afdb ha fatto sapere che i drastici tagli agli aiuti ufficiali allo sviluppo minacciano i programmi sanitari, educativi e di protezione sociale, sottolineando che in alcuni paesi i finanziamenti esterni coprono più della metà delle spese sanitarie correnti: i flussi di investimenti diretti esteri verso l’Africa erano già diminuiti del 42% nella prima metà del 2025 e un’ulteriore avversione al rischio potrebbe innescare deflussi di capitali.
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