di: Andrea Spinelli Barrile | 25 Marzo 2026
I governi africani stanno spendendo miliardi di dollari per la sorveglianza “intelligente” degli spazi pubblici, utilizzando tecnologie provenienti dalla Cina e dotate di Intelligenza artificiale.
Lo rivela un report recente dell’Institute of development studies, secondo cui 11 Paesi africani hanno speso complessivamente più di due miliardi di dollari in tecnologie di riconoscimento facciale e localizzazione di veicoli. Lo studio ha rilevato che la sola Nigeria ha speso più di 470 milioni di dollari in tecnologie di riconoscimento facciale basate sull’intelligenza artificiale e nel riconoscimento automatico delle targhe automobilistiche, diventando il maggiore acquirente africano di tecnologie di sorveglianza per le città intelligenti.
I Paesi presi in esame sono, oltre alla Nigeria, Algeria, Egitto, Kenya, Mauritius, Mozambico, Ruanda, Senegal, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In genere, un pacchetto di sorveglianza cinese per la “città sicura” è finanziato tramite prestiti agevolati, secondo i ricercatori, che citano a titolo di esempio un prestito di 250 milioni di dollari da China eximbank, che potrebbe essere vincolato all’acquisto di telecamere di sorveglianza da Hikvision e di un centro di comando e controllo costruito e gestito da Huawei o Zte.
La ricerca ripercorre l’evoluzione della sorveglianza, dalle reti di intelligence dell’epoca coloniale ai moderni sistemi di monitoraggio degli spazi pubblici basati sul digitale. Individua i principali attori, tra cui dipartimenti e agenzie governative, aziende tecnologiche straniere e attori locali del settore privato coinvolti nella fornitura e nell’implementazione delle Smart City.
L’Algeria è l’unico Paese africano a combinare sistemi di sorveglianza cinesi, francesi e russi, una vocazione alla partnership multilaterale che si riverbera anche in questo settore, così strategico e delicato. Lo Zimbabwe è invece l’unico Paese africano ad essersi dotato di sistemi di sorveglianza iraniani, oltre che cinesi e sudcoreani, mentre Mauritius è l’unico Paese a sfruttare tecnologia israeliana.
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