Kenya: trasporti, come la Gig-economy sta trasformando l’Africa

di: Andrea Spinelli Barrile | 26 Marzo 2026

Negli ultimi dieci anni, il settore del trasporto su richiesta (il cosiddetto ride-hailing) è diventato un importante datore di lavoro in Kenya, dove è oggi il secondo settore della gig economy per quota di mercato, con il 20%.

È quanto emerge dal Gig economy report, realizzato da Ipsos in Kenya, Tanzania, Nigeria, Sudafrica e Ghana nel giugno 2025: oggi, per il 53% degli autisti il trasporto su richiesta è diventata la fonte di reddito principale e secondo l’azienda Bolt, il loro conducente con i guadagni più alti arriva a guadagnare 400.000 scellini al mese, circa 2680 euro: “Oggi abbiamo una media di 63.000 scellini kenioti (420 euro) per gli autisti. Per i motociclisti, la media è di 56.000 scellini kenioti al mese (370 euro). Il 20% degli autisti con i guadagni più alti arriva a guadagnare 184.000 scellini kenioti (1200 euro circa)” ha dichiarato Dimmy Kanyankole, direttore generale senior di Bolt per l’Africa orientale. In Kenya, il 21% degli intervistati da Ipsos nel settore del trasporto su richiesta ha dichiarato di aver scelto la gig economy per guadagnare alle proprie condizioni, mentre il 28% ha detto che il passaggio al trasporto su richiesta ha portato all’indipendenza finanziaria e all’autosufficienza. Tra coloro che operano nel settore, il 20% dipende dai servizi di trasporto su richiesta per il 75% del proprio reddito, mentre un ulteriore 22% ne trae beneficio per una percentuale compresa tra il 25 e il 50%.

Un’area che necessita di miglioramenti è la rappresentanza di genere: solo il 3% degli autisti che utilizzano regolarmente le app di ride-sharing sono donne, nonostante il 50% di tutti gli autisti mantenga un rapporto con la piattaforma per oltre un anno. Inoltre, gli autisti sostengono inoltre i prezzi del carburante e i costi di manutenzione dei veicoli siano fattori chiave che influenzano il reddito netto, con fluttuazioni fino al 60%.

In Africa, il ride-hailing rappresenta il 24% del mercato della gig-economy, grazie alla crescente diffusione delle tecnologie digitali in tutto il continente, ed è secondo solo all’e-commerce, che detiene una quota di mercato del 42% in Kenya e del 36% in tutta l’Africa.

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